Shivan: When wishes sicken

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Ver Sacrum Dall’ascolto di “When wishes sicken” risulta immediatamente evidente la notevole preparazione del quintetto veneto, che vede nel vocalist Seere un ispirato cantore di sofferenze e paure (anche se a volte eccede nell’uso dell’urlo disperato). Riuscita si rivela la ballata “Cold winter nights”, la quale, seppur non originale fin dal titolo, perlomeno pone nel giusto risalto la prestazione corale del gruppo. “Alone again” è arruffata ed abbisognerebbe di una revisione della struttura complessiva, andando come altre a superare i sette minuti di durata a tratti mostra talvolta segni di forzatura, mentre decisamente superiori si rivelano l’orchestrale “Ain’t no world” e la cupa “Bereft”, mentre la dolente “The murkiest den” perde di spessore nelle porzioni più veloci. Buoni gli intrecci fra chitarra e tastiere, con queste ultime sovente protagoniste, mentre la sezione ritmica se pecca a volte di dinamismo e varietà, essendo quadrata svolge invece a dovere il compito affidatogli quando si tratta di appesantire il sound. “When wishes sicken” si rivela adatto ad un pubblico pronto a declinare situazioni decadenti ad atmosfere di derivazione prettamente heavy, pur non soggiacendo a quegli ormai defini canoni che irrigidiscono il metallo gotikeggiante. Le tre bonus-track forniscono una ulteriore visione del credo artistico dei cinque musicisti, e soprattutto le versioni accorciate di “Cold winter nights” e di “Alone again” si rivelano pienamente riuscite. Ovviamente sarà il tempo a permetter loro di cogliere una auspicata maturità, se sapranno aver pazienza e perseverare certo il futuro potrà riservargli le soddisfazioni che meritano.

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