Deftones: Saturday night wrist

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Ver Sacrum Quest’ultima fatica dei Deftones ha suscitato pareri contrastanti nella critica e tra i fan “storici” del quintetto, c’è infatti chi pensa che si tratti di un gran bell’album e che la maggior parte delle canzoni incluse siano di buon (per non dire di ottimo…) livello, ma ci sono anche alcuni che si sono messi le mani nei capelli e si stanno domandando se sia ancora il caso di considerare Chino Moreno e compagni come un gruppo “affidabile”, di quelli che non riservano mai sorprese sgradite! Personalmente mi trovo molto più d’accordo con i primi che non con gli altri, ma forse tale giudizio deriva dal fatto che non sono mai stata una grande appassionata di questo genere di sound, e di conseguenza riesco a vedere le cose nella maniera più obiettiva possibile, senza lasciarmi prendere dalle emozioni. Non so cosa si aspettassero i vecchi fan ma la qualità non manca in questo disco, per non parlare dell’intensità e della bellezza di certi episodi (vedi ad esempio “Combat”, “Xerces”, “Hole in the earth” o “Mein”), o della multiformità di pezzi come “Rats! Rats! Rats!” e “Rapture”, contraddistinti da pregevoli stratificazioni sonore e da strutture ultracomplesse. È anche vero che nel cd c’è qualche track anomala e diversa da tutto il resto (“Pink cellphone” è forse la più rappresentativa, con i quei suoi beats elettronici e quel ritmo cadenzato che si aggiungono ad una sensuale voce femminile…), ma non mi pare proprio che possano essere considerate un elemento di disturbo, e infatti dopo qualche ascolto fanno un effetto diverso rispetto alla prima volta che le si sente. Ultimo ma non secondario è l’apprezzamento sulla performance del buon Chino, uno che dà l’idea di credere moltissimo in quello che fa e che ha capacità interpretative che mi stupiscono ogni volta di più (sono davvero in pochi i cantanti che possono vantare una sensibilità artistica pari alla sua, e che riescono a distinguersi da chiunque altro come sa fare lui!). Un album da non sottovalutare insomma, che a mio parere non rappresenta certo un passo falso della band americana, ma che anzi ha accresciuto il mio rispetto nei suoi confronti.

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