Laibach

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Laibach ad Amburgo Foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Una breve vacanza ad Amburgo ha avuto come bonus inaspettato la possibilità di assistere al concerto dei Laibach: invero nello stesso locale, solo il giorno prima, si erano esibiti i Corvus Corax, cosa che però ci era colpevolmente passata di vista, ma questa è davvero un’altra storia. Certo che la scena alternativa della città tedesca è davvero incredibile e praticamente alla Markthalle ogni giorno ci sarebbe stato qualcosa da vedere. Il posto è tra l’altro piuttosto carino: si tratta di uno spazio ricavato da un’enorme fabbrica che ospita anche una galleria d’arte. All’ingresso c’è un bar non molto spazioso che poi introduce alla sala dei concerti che è invece piuttosto bella: grande senza essere enorme (credo comunque che 1.500-2.000 persone, magari un po’ pigiate ci stiano tutte), l’area è fatta con dei gradoni che scendono verso la platea. Il palco è abbastanza largo anche se non molto alto: ottimi poi sia l’impianto audio che quello luci.

Il pubblico arriva alla spicciolata ma all’inizio del concerto la sala è abbastanza piena. Ero molto curioso di capire come i Laibach volessero presentare Volk, un album che prima del concerto avevo ascoltato distrattamente e senza che mi avesse colpito molto. Le sonorità così diverse da ciò che i Laibach avevano fatto prima d’ora rappresentano senz’altro una sfida per il gruppo, un modo nuovo di proporsi al proprio pubblico. La sfida è stata senz’altro vinta e con successo. Proprio dall’ascolto dei brani di Volk dal vivo l’album si è svelato nel suo più profondo significato e mi ha conquistato senza il minimo dubbio.

Il set comincia sulle note dell’inno nazionale tedesco, cosa che permette al gruppo di entrare in scena e di partire proprio con “Germania”: l’originale si mescola perciò con l’interpretazione dei Laibach per un risultato di grande impatto. La band comincia così a interpretare tutti i pezzi di Volk seguendo l’ordine presente sull’album. Mi sono chiesto se negli altri paesi, ad esempio nella data italiana, si sia optato per un’altra scaletta in modo da inaugurare il set sempre con l’inno della nazione ospitante il concerto. Durante questa parte dello show i Laibach si sono presentati con una formazione comprendente un pianista, un tastierista, addetto anche agli effetti rumoristici, un batterista, una bravissima corista (che ogni tanto schiacciava qualche tasto di una minuscola tastiera) e naturalmente il front-man Milan Fras. Alle spalle del gruppo due grandi schermi hanno mostrato delle proiezioni sincronizzate con le canzoni presentate.

Questi video per certi versi hanno aiutato molto il pubblico a capire i brani, o meglio lo spirito con cui i Laibach hanno interpretato i vari inni nazionali. Da questo punto di vista è indubbia la critica (o quanto meno la caustica ironia) del gruppo verso Stati Uniti e Gran Bretagna. Emblematici i testi delle due canzoni, rivolti direttamente ai popoli (al “Volk”) delle due nazioni: in “America” i Laibach affermano “…How blind can you get for your country…”, mentre in “Anglia” dichiarano “So you still pretend you’re ruling the world” e ancora “So you still believe you’re superior”. Toccante invece è stata l’interpretazione di “Italia” (checché se ne dica quella dei Laibach, in particolare la proposizione live della canzone, è la più bella versione mai ascoltata dell'”Inno di Mameli”): le immagini di sfondo che hanno accompagnato il pezzo erano prese dai titoli di testa de “La dolce Vita” di Fellini e del “Salò” di Pasolini, senz’altro due cose che ti fanno sentire orgoglioso di essere italiano (molto ma molto di più dei risultati sportivi).

La chiusura di questa prima parte del set è affidata, come nel disco, a “NSK”, l’inno ufficiale dello stato “fantasma” creato dagli stessi Laibach: il brano, molto pomposo, creato con uno stile orchestrale tipico delle canzoni di propaganda, viene eseguito solo tramite delle basi registrate mentre la band abbandona il palco. Al contempo dagli schermi veniva mostrato un video in stile “propaganda di regime” che invitava/incitava l’adesione dei presenti a questo stato (tra l’altro nel banchetto del merchandising era possibile richiedere un passaporto personalizzato dell’NSK).

Inevitabile a questo punto la richiesta di bis, con i vari “Zugabe” gridati dal pubblico di Amburgo. Era comunque abbastanza evidente che non si era trattata della vera fine del concerto: i tecnici infatti da subito cominciano a riadattare il palco e a montare una coppia di tamburi e cimbali. Parte così la seconda parte del set, tutta dedicata a suoni electro, che hanno fatto scatenare nelle danze l’intera Markthalle. Il gruppo rientra accompagnato da due procacissime coriste che imbracciano le bacchette e battono a tempo le percussioni appena montate: per farvi un’idea, immaginatevi una versione industrial delle ragazze dei Blutengel, solo molto più carine e, apparentemente, più brave (quantomeno le percussioni sembravano batterle a tempo…).

La coreografia e la scelta dei pezzi ha ricordato molto il tour di Wat (si legga a riguardo la recensione di Ankh del concerto di Roma del 2004), solo che la totale assenza di basso e chitarra ha esasperato il carattere elettronico dei brani scelti. Si comincia “Tanz mit Laibach”, per proseguire con “Alle Gegen Alle”, “Du Bist Unser”, “Hell: Symmetry”, “Achtung!”, per finire con “Das Spiel Ist Aus” che chiude definitivamente il concerto. I brani più celebri dei Laibach (es. le tantissime cover da loro fatte) si sono ascoltate solo nel “Laibach Medley”, una base remixata di loro canzoni che ha fatto da vera sigla di coda al set, durante la quale il gruppo è uscito a salutare ricevendo i meritati omaggi dal pubblico.

Un concerto davvero ottimo che non ha scontentato i presenti: all’uscita infatti il banchetto del merchandising è stato letteralmente preso d’assalto e anche noi abbiamo dovuto fare una lunga attesa in mezzo ad una folla pigiante per comprare l’immancabile maglietta. Di lì a qualche giorno i Laibach hanno suonato a Bologna nella loro unica data italiana, raccogliendo anche qui unanimi consensi. Segno evidente che a distanza di oltre vent’anni dal loro esordio la classe dei Laibach non è ancora venuta meno.

Laibach ad Amburgo Foto di Christian Dex © Ver Sacrum

Links:

Laibach: sito ufficiale

NSK

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