Pankow

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Non è esagerato il termine “leggenda” per definire i Pankow. In ogni loro biografia si legge che il gruppo fiorentino era “troppo avanti” per i tempi, per essere apprezzati appieno almeno nell’Italia degli anni ’80. Sì perché nel resto del mondo le quotazioni dei Pankow all’epoca erano alle stelle: tour in Europa e negli Stati Uniti con migliaia di spettatori per sera, dischi licenziati da etichette prestigiose come la Zoth Omnog tedesca (Front 242, Front Line Assembly, Laether Strip, In Strict Confidence, Funker Vogt, …) o l’americana Wax Trax! Records (Ministry, KMFDM, Revolting Cocks, Meat Beat Manifesto, …).
Agli inizi del ’92 le tensioni all’interno del gruppo creano una frattura che di lì a poco porterà all’uscita del front-man Alex Spalck. Dopo cambi di formazione, vari eventi e diverse catastrofi i Pankow sono tornati nel 2002, con il nucleo originario di Maurizio Fasolo (alias FM) e Spalck di nuovo al timone di comando (sarebbe meglio dire al “banco di regia”). Dopo un ottimo disco (Life is offensive and refuses to apologise), un interessante (ma un po’ soporifero…) EP (Fuckart), una manciata di straordinari concerti dal vivo e un ricco cofanetto (The art of gentle revolution) con la ristampa dei loro CD dell’epoca “Contempo”, è ormai imminente la pubblicazione di un nuovo album (invero già rimandata di qualche mese).
Il titolo sarà Great Minds against themselves conspire e uscirà per la nuova etichetta Wheesht! (sub-label dell’italiana Abraxas), fondata da Maurizio Fasolo insieme a Gordon Sharp (alias Cindytalk).
Se il nuovo album è in ritardo noi di Ver Sacrum non siamo da meno nel proporvi l’intervista che abbiamo fatto a Maurizio Fasolo (FM) e Alex Spalck (AS) ormai da qualche mese (complice anche l’arrivo tardivo delle foto della band…). Cogliamo l’occasione per chiedere scusa al gruppo e vi lasciamo alla (ri)scoperta del miglior gruppo industrial italiano di sempre. Per conoscere qualcosa di più sul percorso dei Pankow dagli esordi ad oggi vi rimandiamo alla pagina della “discografia ragionata” (link in fondo), una selezione di loro dischi commentata da Alex Spalck e Maurizio Fasolo.

Maurizio Fasolo in Australia, durante la registrazione di Great Minds against themselves conspire © Pankow

Partiamo in qualche modo dal fondo. Parlateci del nuovo disco. Cosa ci dobbiamo aspettare dai Pankow ora?

AS: Il titolo è Great Minds against themselves conspire: è un velato riferimento all’autolesionismo che ha caratterizzato la nostra esperienza artistica, le tante scelte sbagliate, il senso di “cupio dissolvi” che pervade molti dei nostri pezzi, il fatto che “fallire” è troppo piu’ attraente di “riuscire ed avere successo”… E’ di gran lunga la cosa migliore che abbiamo mai fatto, è un’opera onesta e sincera come non mai, i testi sono dominati da un senso di morte imminente, c’è un’urgenza disperata di lasciare qualcosa di definitivo.

FM: E’ la nostra “opera dell’incoscienza” per eccellenza: ci siamo messi alla prova, siamo partiti per l’Australia con 30 tracce e, più o meno, senza un’idea precisa, Il precedente Life is Offensive… era già pronto quando Alex arrivò a Firenze 4 anni fa, è stato un lavoro più “ragionato”, ci abbiamo messo 4 anni per farlo… non è lo stesso per Great Minds… questa volta abbiamo messo il meglio e cioè il nostro istinto! In 20 giorni abbiamo completato con Alex 18 dei 30 brani che avevamo portato, ogni giorno era un piacevole salto nel buio, abbiamo visto crescere tutto sotto i nostri occhi come mai era succeso nei precedenti lavori, è stata una bella dimostrazione di fiducia verso le nostre potenzialità, adesso siamo ancora di piu coscienti delle nostre capacità.

Com’è nato il nuovo album? Quali sono state le sue principali ispirazioni?

AS: L’esperienza di Maurizio con la musica barocca e le mie vicissitudini in Australia sono alla base del disco; c’è una maggiore consapevolezza, una rabbia meno generalizzata. Le composizioni e la passione di Enzo sono il collante narrativo che ci è spesso mancato in passato, e in più, dopo piu’ di 20 anni, Massimo (Michelotti, fratello di Marcello dei Neon. n.d.r.) è tornato all’ovile, e l’impasto sonoro ne ha beneficiato in modo straordinario.

Come è ora il vostro modo di lavorare, visto che c’è mezzo mondo a dividervi?
AS: Maurizio e Enzo mi mandano i pezzi in formato MP3, io me li ascolto in macchina e ci fischietto sopra… Qualche mese fa Maurizio, Enzo e Massimo sono venuti in Australia per un mesetto, abbiamo trasformato il mio salotto in una sala di registrazione e abbiamo registrato 18 pezzi, senza un attimo di respiro. E’ stata l’esperienza più gratificante della mia carriera.

Qual’è la formazione attuale dei Pankow? Chi ha collaborato al nuovo disco?

AS: Maurizio, Enzo (Regi. n.d.r.), Massimo ed il sottoscritto, nessun altro.

FM: Sì! Noi Quattro e basta!

Nuovo disco e ancora una volta una nuova label: quanto impatto hanno avuto le vicissitudini delle vostre case discografiche sulla carriera dei Pankow?

AS: Personalmente non mi sono mai occupato di queste cose, non riesco a concepire quest’attività come un business. Maurizio ha la sua claque di ammiratori e mecenati e riesce sempre a trovare qualcuno disposto a finanziare l’operazione. A me il disco non interessa più una volta che è uscito, non lo ascolto, non mi appartiene, non ha alcun significato o valore…

FM: Beh… Contempo ad esempio ci ha abbandonati proprio nel momento più importante, c’erano persone molto valide all’interno, ci lavoravo anch’io, eravamo cresciuti insieme, e si è autodistrutta vergognosamente per manie di grandezza e altre vicissitudini che non è il caso di stare a raccontare… ma è una storia antica! Con MMM di L. Dari e Minus Habens di I. Iusco il tutto si è limitato alle reali possibilità economiche delle strutture e cioè abbastanza modeste, ma non è una critica nei loro confronti bensi nei nostri! Ci piace la musica e non siamo dei buoni manager di noi stessi, quindi se abbiamo fatto degli errori è solo colpa nostra. Ci manca molto una figura come Sebastian Koch che ci ha fatto conoscere a tutto il mondo, era il nostro manager ed era bravo e anche un grande amico! Abbiamo lavorato insieme per circa 3 anni poi è entrato in Contempo, ha avuto il tempo di organizzare tutto per Treue Hunde e poi si è perso nel caos… Adesso siamo con Abraxas, abbiamo mezzi a disposizione finalmente e abbiamo a che fare con gente entusiasta, sono molto contento: abbiamo creato insieme la label “Wheesht!” e il nostro nuovo album sarà la sua prima uscita.

Alex Spalck nella sua casa in Australia, durante la registrazione di Great Minds against themselves conspire © Pankow

Vorrei ora farvi qualche domanda sul vostro passato. Inizio col chiedervi del vostro rapporto con Adrian Sherwood. E’ corretto pensare che abbia avuto un’influenza un po’ troppo marcata suFreiheit e che non siete riusciti a gestire al meglio questa prima esperienza con lui (al contrario che per Gisela)?
AS: E’ normale, noi eravamo un gruppetto del terzo mondo e lui era Adrian Sherwood… Si è fatto una vacanza in Toscana, cibo, vino e droga gratis, ha giochicchiato un po’ con l’eco e noi eravamo contenti così…
FM. Ero un grandissimo fan di Sherwood, da quando l’ho conosciuto ho smesso di ascoltare i suoi dischi. Per quanto riguarda il suono di Freiheit… in quel periodo ero completamente assorbito dai suoi dischi e dal sound che creava e quindi molto influenzato; non credo la sua mano sia cosi marcata, ha solo esagerato un po’ di più perchè i pezzi erano già molto ispirati al suo modo di maltrattare i suoni, non ha fatto molta fatica… Per la maggior parte del tempo ha dormito completamente stordito dal fumo…

I vostri dischi negli USA uscivano per la Wax Trax, che all’epoca era uno dei punti di riferimento della scena industrial americana. Com’è stato il rapporto con questa casa discografica? Avevate rapporti con gli altri gruppi della label?

AS: Abbiamo suonato in giro per gli USA con gli A:grumh, gruppo belga che veniva pubblicato dalla Wax Trax. Come detto non mi interessano etichette e burocrati, ed il nostro atteggiamento verso gli altri gruppi è sempre stato di assoluta arroganza e suprema indifferenza…

FM: Il contatto era gestito da Sebastian, quando siamo arrivati a Chicago (sede Wax Trax) ci siamo conosciuti, stretti la mano, suonato e dopo il concerto siamo partiti per Denver in fretta e furia, tutto qui.

Per Maurizio: qual’è stato il tuo stato d’animo alla dipartita di Alex dai Pankow?

FM: Mah… all’epoca eravamo tutti stanchi, vivevamo a stretto contatto, eravamo sempre in giro per il mondo, era diventato un carrozzone. Quando ci muovevamo ogni componente del gruppo si portava dietro le ragazze e amici vari che si aggregavano, i dissapori aumentavano di volta in volta… alla fine per me è stata una liberazione quando si è sfasciato tutto. Alex poi stava con una donna orrenda che ha trasformato il nostro ultimo tour in un inferno… ci odiavamo tutti l’un con l’altro. Quando se n’è andato ero contento per me, non per lui ovviamente, e poi sono andato avanti per un po’ sapendo con certezza che prima o poi sarebbe tornato, e cosi è successo.

Come è nato Life is offensive and refuses to apologise? Quali circostanze vi hanno spinto a ricominciare a suonare insieme?

AS: Io mi ero separato da mia moglie, avevo perso mia figlia, stavo contemplando varie eventualità (tutte deprimenti), e Maurizio mi ha offerto un’ancora di salvezza suggerendo la possibilità di fare un altro disco… Mi sono aggrappato a questo salvagente e sto ancora galleggiando…

FM: Dopo la negativa esperienza col cantante livornese mi sono fermato e ho capito che dovevo cercare qualcos’altro per continuare; quel qualcos’altro poi non ho dovuto faticare tanto per trovarlo perchè è sempre stato lì accanto a me e per una serie di vicissitudini non è stato mai coinvolto. E’ arrivato quindi il momento di Enzo, una grandissima amicizia adesso diventata enorme! Da Life is Offensive… a tutt’ora è diventato insostituibile. E poi il Cellai, che ci ha veramente dato una spinta incredibile: se non c’era lui il disco non si sarebbe sicuramente fatto; poi se n’è andato… Queste sono state le due circostanze che ci hanno fatto resuscitare.

Che riscontro avete avuto da Life is offensive…, sia a livello di critica che di vendite? E’ stato all’altezza delle vostre aspettative?

AS: Non avevo aspettative di nessun genere, come non ho aspettative per il nuovo disco. Credo che sia piaciuto, ma ormai faccio dischi solo per mia soddsfazione personale, mi piacerebbe continuare così per il resto dei miei giorni.

FM: A livello di critica molto bene, per le vendite abbastanza bene tenendo conto dell’àmbito in cui si agisce… Aspettative? Non ne faccio mai!

Com’è nato il box The art of gentle revolution?

AS: Idea di Maurizio.

FM: E’ un progetto nobile, sono fiero di questa cosa, l’ho voluta fortemente, ma… dietro a questo progetto si è nascosta l’ennesima piccola… Nell’occasione vorrei esortare tutta la gente che magari non lo avesse ancora comprato di non farlo!!!! Non compratelo!!!! E se potete, non comprate dischi “in quel” negozio!

Treue Hunde è la cosa più rimaneggiata nel cofanetto rispetto all’originale: perché?

FM: Perché non mi è mai piaciuto e non mi piace tutt’ora nel suo insieme, è solamente un po’ più equilibrato. E’ un disco che mi ricorda brutte cose, una accozzaglia, compromessi… All’epoca eravamo completamente spaccati all’interno e c’era tanta gente che ci girava intorno per opportunismo, una classica vicenda italiana: guarda il peggior film di Sordi e ci sei!

Vista dalla casa di Alex Spalck: session di registrazione di Great Minds against themselves conspire © Pankow

Negli anni ’80 e ’90 eravate famosi soprattutto all’estero. Come sono “percepiti” ora i Pankow nelle varie parti del mondo? Che reazioni avete avuto all’estero per Life is offensive… e per il Box?

AS: Devo dirti che sono rimasto sorpreso dal riscontro che abbiamo avuto in giro per il mondo. Qui in Australia, per esempio, ci siamo resi conto di avere un seguito notevole. Sono stato contattato da un regista australiano, Richard Wolstencroft, che mi ha chiesto di fare il presidente della giuria del festival del cinema underground (MUFF) che organizza ogni anno a Melbourne, e di comporre la colonna sonora del suo prossimo film. Abbiamo collaborato su un pezzo con il gruppo australiano SNOG, e per l’occasione abbiamo conosciuto altri giovani musicisti locali che ci hanno dimostrato il loro apprezzamento. E’ strano, ti fa sentire vecchio e marmoreo…

Nel 2004 avete fatto un breve tour: io vi ho visto a Prato ed è stato davvero un concerto strepitoso. Avete intenzione di suonare ancora dal vivo?
AS: Lo spero vivamente, viaggiare-suonare-urlare-vivere allo sbando… quanto mi manca…

Avete fatto molti pezzi di altri nella vostra carriera, soprattutto dal vivo, talvolta di artisti assai diversi tra loro e da voi stessi (es. Prince, Pink Floyd). Qual’è il vostro rapporto con le cover? Come le scegliete e con che atteggiamento vi ponete nell’interpretarle?

AS: E’ tanto che non facciamo una cover, le sceglieva Maurizio, io interpretavo come potevo (in genere male).

FM: Purtroppo non è vero! Odio e ho sempre odiato i Pink Floyd, quel pacco (“Run like hell” sul CD Contemporary ’91. n.d.r.) non l’avrei mai fatto!!!!

Come è cambiato secondo voi il modo di fare musica elettronica in questi anni?

AS: Non ascolto musica elettronica.

Per Maurizio: in che modo l’avvento dei computer ha cambiato il tuo modo di fare musica? Per entrambi: Cosa pensate della scena alternativa attuale? Quali sono gli artisti che più vi piacciono?

FM: Il computer ha cambiato tutto, adesso hai tutto sotto controllo, meno cavi, meno problemi. In generale, col software che c’è adesso in circolazione puoi tirare fuori di te il meglio piu velocemente… se hai qualcosa da tirare fuori ovviamente. Scena attuale? Oltre ad ascoltare quasi esclusivamente musica barocca per piacere e per lavoro nient’altro, il quasi si riferisce alla nostra musica.

AS: Non ne so niente. Ascolto le stesse cose che ascoltavo 30 anni fa. Ti posso dire che l’unico disco che mi comprerò nei prossimi mesi sarà il triplo CD di Tom Waits.

Per Maurizio: miglior pregio e peggior difetto di Alex? Per Alex: miglior pregio e peggior difetto di Maurizio?

AS: Pregi: Ha un istinto infallibile, una sensibilità artistica spiccatissima…E’ molto leale…E’ un visionario che non si arrende alle tentazioni della mediocrità. Difetti: E’ un po’ permalosetto…

FM: Pregi: parla pochissimo, se gli chiedi una cosa la sa, parla tutte le lingue, è anche fin troppo generoso. Difetti: parla veramente poco, sa tutto su qualsiasi cosa, parla un sacco di lingue ed è troppo generoso… Ah! Cammina troppo velocemente!

Qual’è la canzone dei Pankow a cui siete più legati e quella, se ve n’è una, di cui vi pentite un po’?

AS: La mia canzone preferita, quella di cui sono più orgoglioso, è “Liebe Ulrike” (da Treue Hunde). Mi pento e mi dolgo di aver scritto e cantato tante cazzate ignobili.

FM: Ti dico… “Florence is dead” è tutto ciò di più brutto che sia mai stato tirato fuori da noi ma è anche il pezzo che preferisco: mi sta sul culo questa città da sempre, in questa canzone lo manifestiamo col più grande disprezzo. La musica è brutta, cantata male volutamente, suoni di merda, infatti è stato un problema quando abbiamo fatto il missaggio… oltre a non comprare il box non dovreste nemmeno venire a Firenze! Salut!

Alex Spalck e Maurizio Fasolo in Australia © Pankow

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