She Wants Revenge: She wants revenge

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Ver Sacrum A quanto pare qualcuno ha storto un po’ la bocca di fronte alla proposta di questo duo californiano (formato da Justin Warfield e Adam Bravin), accusandolo di essere una fotocopia “fighetta” di Joy Division e Interpol, e quindi di aver messo in atto una bieca operazione commerciale tesa a mettere nel sacco tutta quella gente che negli ultimi tempi è stata attratta dal revival new wave. Personalmente ho l’impressione che gli She Wants Revenge siano dei gran furbacchioni (e in qualche modo condivido il punto di vista di chi ha dei dubbi sulla genuinità della loro passione per il tipo di musica poc’anzi nominato…), ma non posso negare il fatto che il loro debut album mi sia piaciuto fin dal primo ascolto. Ovvio che non si tratta di nulla di clamoroso (uno che ha sempre amato Ian Curtis e compagni e che, qualche anno fa, ha estremamente gradito la riproposizione del loro sound attuata dalla band di Paul Banks, ora come ora non può esaltarsi con un lavoro del genere…), ma è pur vero che il gruppo americano ha saputo mettere insieme una serie di canzoni piacevoli ed orecchiabili, strutturate ad arte e fatte apposta per colpire al cuore tutti coloro che hanno un debole per le sonorità più oscure e malinconiche. Non c’è che dire, Justin e Adam sono dei bravi compositori e sanno alla perfezione come si confeziona un brano efficace, difatti tutti gli episodi contenuti nel cd sono di buon livello e sono stati concepiti in modo tale da non risultare troppo “estremi”, in un senso o nell’altro. In poche parole si tratta di pezzi dotati di buon appeal commerciale, ma mai spudoratamente “pop”, inoltre si può affermare che abbiano fortissimi legami con new wave e cold wave, ma allo stesso tempo non sono pesanti e opprimenti come molte delle cose a cui si ispirano. Concludo dicendo che il giudizio complessivo non può che essere positivo, difatti basta ascoltare anche pochi secondi di track come “Tear you apart”, “Sister”, “Red flags and long nights” o “Out of control” per rendersi conto che questo è il classico disco difficile da ignorare, perciò pazienza se chi l’ha realizzato si è fatto qualche calcolo di troppo…

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