The Casualties: Under attack

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Ver Sacrum Se andate a guardare il sito dei The Casualties, in particolare nella sezione “Faq”, troverete un’interessante quanto indicativa serie di domande, molte delle quali incentrate sulle pettinature dei componenti del gruppo. Il fatto che in tanti si chiedano se Jorge e compagni si sistemano veramente le loro creste da soli mi ha dato da pensare, difatti fino a qualche anno fa nessuno avrebbe “osato” insinuare che anche dei super ribelli-punkettoni come i quattro newyorkesi potessero avere il loro parrucchiere personale (e magari, aggiungo io, anche un addetto alla “borchiatura” dei loro fighissimi e spunzonatissimi giubbotti di pelle!!). Insomma, i tempi sono davvero cambiati e la parola “punk” ha ormai perso gran parte del suo significato originale, ma fa comunque piacere che in giro ci siano formazioni come questa, e soprattutto c’è parecchio da essere contenti quando si ascolta un album come Under attack, una vera “legnata” della durata di poco più di trenta minuti che farà la felicità di chi ama la musica diretta e senza tanti fronzoli, caratterizzata da melodie orecchiabili che si ricordano fin dalla prima volta che le si sente. In ben sedici anni di carriera la band ha imparato alla perfezione cosa vuol dire comporre canzoni semplici ma non troppo scontate, definizione che si adatta molto bene a tutte le track contenute nel disco, dall’iniziale (ed esplosiva…) titletrack fino alla conclusiva “Stand and fight”, passando per episodi convincenti come “Down and out”, “System failed us again” e “On city streets”. La produzione di Bill Stevenson (Black Flag, Rise Against ecc. ecc.) contribuisce a rendere il suono scarno e grezzo al punto giusto, ma sicuramente la cosa che più colpisce è la voce dell’incredibile singer Jorge, che dà l’impressione di essere uno che si scola una mezza bottiglia di acido cloridrico prima di ogni performance. Il mix tra le sue vocals e i numerosissimi coretti che contraddistinguono tutti i pezzi è irresistibile, e a mio parere è una delle cose che più differenziano questo lavoro da altre uscite similari. Assolutamente un must per ogni street-punk fan che si rispetti, ma quando un cd ha un tiro così micidiale è forse abbastanza inutile continuare a fare tante distinzioni di genere…

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