The Killers: Sam's town

0
Condividi:

Ver Sacrum Ho provato più volte a sentire quest’ultimo cd dei The Killers e a cercare di capire cosa ci fosse che non andava, ma non è stato così facile trovare una spiegazione plausibile per la noia che mi ha attanagliato ad ogni ascolto, più o meno a partire dalla quinta traccia in poi… Tra l’altro vorrei aggiungere che aspettavo con una certa curiosità la seconda release del quartetto di Las Vegas, che nel 2004 era a riuscito a vendere diversi milioni di copie del debut Hot fuss, un lavoro divertente, carino, fresco e marcatamente pop, oltre che influenzato dalla new wave inglese degli anni ottanta. Insomma, la delusione è stata cocente ed è dovuta al fatto che Sam’s town, a differenza del suo predecessore, non è né fresco né divertente, ma anzi risulta sempre più piatto e scontato man mano che il tempo passa e che le canzoni scorrono via. In realtà la partenza non sarebbe malvagia, difatti il brano che apre il disco (che poi è anche la titletrack…) fa ben sperare grazie a quel retrogusto 80ies che lo caratterizza e alle sue melodie accattivanti, e pure i successivi “When you were young” e “Bling (confession of a king)” non sono niente male, ma è da “For reasons unknown” in avanti che ci si comincia a chiedere che cavolo abbiano combinato i Killers, visto che in certi passaggi sembrano voler assomigliare addirittura agli Strokes. Purtroppo per lui però, Brandon Flowers non è bravo quanto Julian Casablancas e lo stesso vale per i suoi compari, meno talentuosi dei colleghi newyorkesi, per cui la sensazione che si ha non è delle più esaltanti, e diventa pure peggiore quando il buon Brandon si butta nell’imitazione di Robert Smith (della serie: eccone un altro che scimmiotta il leader dei Cure, ne sentivamo proprio la mancanza!). Insomma, da metà cd in poi lo sbadiglio è assicurato, e anche se i quattro hanno fatto di tutto per metter su ritornelli semplici e diretti a me non hanno convinto proprio per nulla, anzi sono sicura che ad un certo punto, in fase di composizione, si sono chiesti “E ora che diavolo combiniamo?”, e visto che erano a corto di idee hanno buttato giù pezzi insulsi come “My list” o “Why do I keep counting?”. Mi sarei aspettata davvero di più da loro, invece mi ritrovo con un album dal gusto un po’ troppo insipido e, come tutti voi sapete, quando un cibo non è cattivo ma è ben poco saporito, la soddisfazione che dà non è granché…

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.