...And You Will Know Us By The Trail Of Dead: So divided

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Ver Sacrum Per chi non li avesse mai sentiti nominare dirò subito che i Trail Of Dead (versione accorciata del loro lunghissimo monicker…) sono una band americana (più precisamente di Austin, Texas) attiva già da diversi anni e ormai diventata una sorta di culto per i fan, attratti sia dal particolare tipo di sonorità che essa propone, sia dagli infuocati live-show di cui sa rendersi protagonista. Riguardo al primo si può dire che sia qualcosa di abbastanza bizzarro e di estraneo a certe logiche che dominano il mercato al momento attuale, infatti il gruppo sembra divertirsi particolarmente nel mescolare stili musicali diversi, dando vita a brani che hanno un denominatore comune nell’orecchiabilità e nei ricchissimi arrangiamenti che li caratterizzano. Gli undici pezzi contenuti in So divided sono tutto tranne che semplici o scontati, e anche se ad un primo ascolto possono colpire per una certa somiglianza con il materiale che ha reso celebri tante importanti formazioni della storia del rock, a lungo andare ci si rende conto che i Trail Of Dead hanno fatto molto di più di un semplice “copia-incolla”, inserendo elementi di facile decifrazione in una struttura sonora complessa che li stravolge e li adatta al contesto in cui si trovano. Per farvi un esempio posso citare una canzone come “Sunken dreams”, che inizialmente pare una rivisitazione symphonic-rock del sound dei Cure, ma che poi si evolve in maniera del tutto inaspettata, proponendo un finale magniloquente e un po’ in stile Jane’s Addiction. Del resto anche l’iniziale “Stand in silence” (preceduta solo dall’intro “A song of fire and wine”) richiama alla mente certe cose della mitica band californiana, mentre episodi come “Gold heart mountain top queen directory”, “Life”, “Eight day hell” o la titletrack non possono non far pensare ai Beatles e più in generale al brit-pop, che per il gruppo pare essere il genere di riferimento più importante. La cosa bella di questo disco è che esso fornisce più chiavi di lettura, e che da qualsiasi punto di vista lo si consideri rimane un ascolto piacevole e per certi versi “illuminante”, difatti per la sottoscritta si tratta di un piccolo gioiellino di rock-pop sperimentale capace di suscitare emozioni e adatto a raccogliere il favore di un pubblico variegato, cioè di un’opera valida oltre che molto raccomandabile! Concludo aggiungendo che nell’album compare come special guest Amanda Palmer dei Dresden Dolls, un personaggio davvero eccentrico che, a mio parere, non deve aver avuto problemi a trovarsi a proprio agio con dei musicisti così fuori dal comune come i Trail Of Dead!!!

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