Ver Sacrum Musicalmente parlando, gli anni novanta hanno visto nascere svariate mode e fenomeni di massa, primo fra i quali il grunge, ma anche alcuni movimenti e tendenze che, specie a lungo andare, si sono rivelati fondamentali per lo sviluppo dell’arte che noi tutti tanto amiamo. Tra questi il più importante è stato il crossover, ossia quella mescolanza di stili preesistenti che molti gruppi hanno iniziato a mettere in atto nella scorsa decade, e che ha portato alla creazione di generi completamente nuovi. Per esempio c’è chi ha unito l’hip-hop (o il funky) con il metal, ma anche chi ha pensato di accostare quest’ultimo (che in alcuni casi poteva essere sostituito dal rock o dal punk) con l’elettronica, creando qualcosa che in precedenza non si era mai sentito. Gli Atari Teenage Riot sono proprio figli di quel periodo, e infatti il loro mix tra la techno hardcore più spietata e il punk-rock ha spianato la strada a tutta una serie di formazioni che, sfruttando la clamorosa intuizione avuta da Alec Empire e compagni, hanno poi trovato la via del successo commerciale e della popolarità. A distanza di parecchi anni dallo scioglimento della band (che, per chi non l’avesse mai seguita, era formata da Hanin Elias, Nic Endo e Carl Crack, oltre che dal già citato frontman…) esce questa interessante compilation che ne riassume la carriera e servirà soprattutto a farla conoscere a coloro i quali, per motivi anagrafici, non ebbero modo di scoprirla all’epoca del suo massimo splendore. Canzoni come “Destroy 2000 years of culture”, “Start the riot”, “Deutschland had got to die” o “Sick to death” sono a tutt’oggi un pugno nello stomaco per l’ascoltatore medio, quello poco avvezzo alla violenza sonora fine a se stessa, mentre possono addirittura apparire un po’ scontate a chi ben conosce le derivazioni più estreme dell’elettronica, ma rimane il fatto che si tratta di brani di indubbio valore, specie se valutati all’interno di un contesto ben preciso. Nella musica degli ATR non c’è molto di orecchiabile ma in compenso c’è rabbia, aggressività e una gran voglia di “scuotere” l’ascoltatore, non soltanto travolgendolo con suoni e rumori a dir poco martellanti, ma anche urlandogli in faccia tutta una serie di frasi ad effetto che, nel 2007, suonano tristemente attuali (non dimentichiamoci infatti che il gruppo era ultra-politicizzato e si è sempre scagliato a viso aperto contro le guerre, contro la nascita dei movimenti neonazisti e molto altro ancora…). Concludo dicendo che, se quanto avete appena letto vi ha incuriositi, allora questo disco fa assolutamente per voi…