Junior Boys: So this is goodbye

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Ver Sacrum Che il mondo della musica sia pieno di gente “furbetta” e calcolatrice non sono certo io la prima a supporlo, basta infatti guardarsi un po’ intorno ed avere un minimo di conoscenza di questo ambito per rendersi conto che in giro ci sono un sacco di band che sfruttano le idee di altri per arrivare al successo, o che magari riescono a scoprire con una certa velocità (e anche un buon grado di astuzia) quale è la ricetta giusta per convincere il pubblico e per farlo innamorare di sé. Prendete per esempio un gruppo come gli Interpol, che peraltro apprezzo e ammiro da lungo tempo: loro hanno saputo imporsi facendo la cosa opportuna al momento opportuno, proponendo cioè per primi il revival dell’80’s sound e facendo scoprire quest’ultimo non a una categoria ben circoscritta di ascoltatori, bensì ai numerosissimi fan dell’indie-alternative-rock. Ovviamente Paul Banks e soci rappresentano solo una delle tante formazioni che potevo citare, ed è altrettanto ovvio che i Junior Boys, anche se per ragioni diverse, sono un altro dei nomi che fanno al caso nostro. I due canadesi sono infatti grandi conoscitori della materia elettronica (nonché abili manipolatori della medesima) e hanno realizzato un album (il secondo della loro carriera) che, pur nella sua semplicità, ha le caratteristiche giuste per piacere un po’ a tutti. Avete presente il synth-pop che andava così di moda un paio di decadi fa? Bene, sappiate che il duo in questione lo conosce alla perfezione ed ha pensato di riproporlo in chiave “minimalista”, spogliandolo cioè di quegli orpelli che contribuivano a renderlo un po’ troppo kitsch e danzereccio. La musica contenuta in So this is goodbye è piacevolmente asciutta e lineare oltre che gradevole e orecchiabile, ma non è stucchevolmente pop e per tale motivo è adatta anche a coloro i quali hanno una certa avversione per tutto ciò che sa troppo di commerciale. A questo punto vorrete sapere dove sta tutta la furbizia di cui si parlava in precedenza, e io vi rispondo che i Junior Boys, con queste loro canzoncine tranquille, rilassanti e molto radiofoniche, riusciranno a far breccia nei cuori di tanti nostalgici, ma soprattutto in una miriade di ascoltatori più o meno “casuali”, comprendente i numerosi appassionati dei Depeche Mode per esempio, ma pure i rock-fan più aperti e recettivi, quelli che da qualche anno a questa parte hanno iniziato ad apprezzare l’elettronica meno estrema e sperimentale. Insomma, non si può certo dire che So this is… sia un disco “nato per caso”, ma certo si tratta di un lavoro molto valido ed è inutile negare che, alla fin fine, sia proprio questa la cosa più importante…

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