Lith: Gaia

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Ver Sacrum Dotato di uno stile personale, di un talento raro e di, purtroppo, solo una parte di quella considerazione che invece gli sarebbe dovuta in virtù di queste qualità, il progetto francese Lith taglia il traguardo dei suoi primi-dieci-anni con “Gaia”. Che, se già dal bellissimo packaging (trattasi di quelle confezioni di cartone deluxe fatte al millimetro tanto belle da vedere quanto foriere di maledizioni nella fasi di inserimento-estrazione bookiet e dischetto…), promette ottimamente, e a livello di contenuti mantiene altrettanto. E la base è un concept sulla progressiva distruzione del pianeta, temi non più d’attualità in quanto diventati purtroppo parte del corso delle cose, che Lith converte nei suoi passaggi attraverso un’idm “arrabbiata” e divagazioni breakcore, fino a ritorni a un rhythmic noise elaborato e forse “difficile” per i non avvezzi a tali sonorità – ma libidinoso per chi, di queste, ha già fatto goduriosamente esperienza. Per chi già aveva apprezzato “Tribal End”, precedente lavoro di Lith, sono subito palesi un’ulteriore raffinazione dei suoni e un desiderio di sperimentare ancora più marcato: ne è dimostrazione “Hiroshima”, che scorre su innesti world-music e ritmi lenti e dilatati, per poi sprigionare la sua energia in una ritmica electro-tribale, che prosegue il suo corso in “Atmosphere” in maniera più meditata, stavolta con una melodia di fondo dal sentore amaro. Ma l’apice viene raggiunto in “Huli”, forte di un substrato melodico intenso sia nella parte più “lieve” che nella sua progressione industriale, e nel ritmo preciso e incalzante di “Sentinelese” – per chi scrive due brani che da soli valgono l’acquisto del cd. Da segnalare, infine, il bellissimo remix di “Gaia II” ad opera del nome storico Antigen Shift, arioso e dal ritmo preciso e trascinante, conclusione di un album che palesa, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la validità di Lith, e alimenta la speranza di un rilievo un po’ meno underground di quello attuale. Disco complesso e affascinante. Altri dieci anni così, please!

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