Motel Connection: Do I have a life?

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Ver Sacrum I Motel Connection sono un trio torinese formato da Samuel (voce dei Subsonica), Pierfunk (ex bassista del gruppo appena citato…) e da Dj Pisti. Nel 2002, quando uscì il loro disco di debutto (intitolato Give me a good reason to wake up), furono in molti a chiedersi se questo progetto fosse destinato ad avere un seguito, e il nuovo Do I have a life? sta qui a dimostrare che gli scettici si sbagliavano, difatti i tre musicisti hanno puntato parecchio su questa release, che per loro ha rappresentato ben più di un semplice passatempo. In termini di vendite non ho idea di quanto essa possa aver fruttato finora, ma di sicuro i recenti concerti tenuti dalla band sono stati un successo e hanno attirato notevoli folle, composte più che altro da tanti fan dei Subsonica (tutti ben felici di poter vedere un po’ più da vicino il bravo Samuel…), ma anche da ragazzi che si sono presentati all’appuntamento con la consapevolezza di assistere a qualcosa di più di una semplice esibizione dal vivo. In effetti i Motel Connection uniscono alla perfezione due mondi abbastanza lontani e distaccati, vale a dire il rock e la cultura della discoteca (che, oggi come oggi, si indica comunemente con il termine “clubbing”…), e il loro album è proprio un bell’esempio di come le due cose possano andare di pari passo e venirsi addirittura incontro! Le canzoni in esso contenute sono molto gradevoli a mio parere, e credo che potranno stupire pure chi non è abituato ai ritmi della house più commerciale e della minimal-techno, perché questi ultimi sono abbinati ad un cantato che rende il tutto più “accettabile” anche da chi ha poca dimestichezza con l’elettronica. Per esempio brani come “Car by car”, “Sparkles”, “Nothing more” o “My dark side” sono ottimi sia da ascoltare che da ballare grazie alla loro orecchiabilità e al loro dinamismo, ma nel cd non mancano neppure episodi più pacati e riflessivi, come nel caso di “Cypress hill” e “When the night”, che tra l’altro sono tra i miei preferiti. Insomma, direi che il terzetto ha decisamente fatto centro con questa release, non solo perché si tratta di un prodotto di qualità, ma anche perché rappresenta un tentativo di proporre al pubblico italiano musica concettualmente “diversa”, che forse fino a qualche anno fa non sarebbe stata compresa, ma che adesso è destinata a riscuotere parecchi consensi, specie tra gli ascoltatori più giovani e mentalmente aperti.

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