Der Blaue Reiter: Le paradis funebre - L'envers du tristesse

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Ver Sacrum L’incipit di questo CD dei Der Blaue Reiter è tra i più belli ascoltati da molto tempo a questa parte: si tratta di una bellissima opera barocca che, quasi impercettibilmente, sfuma nella musica del gruppo catalano. Der Blaue Reiter non è altro che un progetto parallelo di Sathorys Elenorth, membro dei Narsilion, uno dei gruppi di punta della scena ethereal iberica. Il CD in oggetto non è esattamente un lavoro nuovo; esso è costituito da due parti: una, Le paradis funebre, è la ristampa dell’opera prima del progetto, risalente al 2005 e stampata dalla Earendil Records nel gennaio dell’anno passato, leggermente rivista (almeno a quanto mi è dato sapere). A questa, la Caustic Records ha aggiunto una seconda parte, L’envers du tristesse, costituita da tre brani nuovi più un remix di “Into heaven’s maze”. Sathorys Elenorth creò questo come suo progetto personale ma ha già allargato la formazione facendovi entrare Lady Nott (violino e voce, sua compagna nei Narsilion) e Morpheus (voce). Da un punto di vista musicale, il gruppo si posiziona tra quelli che stanno a metà strada tra le sonorità industrial più marziali (che ci si ostina a definire neofolk, anche se di folk non hanno più assolutamente nulla) e i movimenti ariosi della musica classica e barocca, il tutto intriso di una sorta di languida malinconia; per dare un’idea, direi che possono assomigliare ad una versione più classicheggiante e meno asfissiante dei Predella Avant. Ma ciò non spinga a pensare che i nostri si limitino ad imitare pedissequamente: in realtà hanno una loro personalità che li rende, a mio parere, meno derivativi di numerosi altri progetti di esperienza ben superiore (penso ad esempio ai Sophia, capaci di produrre album senza dubbio molto belli ma ben poco originali). Bellissimi i campionamenti di Bach e Purcell che, qua e là, appaiono tra le trame sonore. Poche le cadute di tono, anche se, di tanto in tanto, ho avuto l’impressione che per esaltare il tono neoclassico dei suoni, si sia esagerato, rendendo il tutto un po’ forzato. Ma si tratta di un peccato minore, soprattutto in considerazione del fatto che si tratta, più o meno, di un esordio.

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