Die Verbannten Kinder Evas: Dusk And Void Became Alive

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Ver Sacrum Non posso negare che, con un certo rammarico, avevo ormai catalogato i Die Verbannten Kinder Evas tra i progetti abbandonati: era infatti dal lontano 1999 che non si avevano notizie su questo gruppo che aveva pubblicato tre album di indubbio interesse. Dopo sette anni, invece, viene pubblicato il quarto CD che prosegue sull’ottimo livello dei suoi predecessori, caratterizzato da belle e pacate atmosfere neoclassiche e dall’uso della doppia voce maschile e femminile. Lo strumento che emerge in primo piano è probabilmente il pianoforte, che si staglia spesso su uno sfondo di suoni sintetici con i quali non stona affatto. Molto spesso la strumentazione elettronica simula la presenza di una piccola orchestra da camera ed è caratterizzata da un buona stratificazione che non dà mai la sensazione di un suono posticcio; l’intervento ritmico dei timpani e l’uso delle voci (quella maschile è pulita e in leggero falsetto ma molto piacevole, quella femminile, sovrapposta in più layer, crea melodie tanto belle quanto ricche e soavi) aggiungono ulteriore efficacia ai brani, che risultano tenui e vellutati in alcuni casi, più solidi e corporei in altri. I testi sono tratti da liriche di Grigori Petrenko e John Dowland, importante musicista del ‘600 inglese, dal quale Richerd Lederer aveva già attinto per il precedente In darkness let me dwell. Un gran bel disco e un gradito ritorno, nella speranza di non dover aspettare altri sette anni per il prossimo album.

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