Lisa Gerrard: The Silver tree

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Ver Sacrum Lisa Gerrard: un nome che è in grado di suscitare, in me e in moltissime altre persone, ricordi e sensazioni meravigliose. Un nome di quelli che non si possono mettere in discussione perché hanno fatto la storia della musica e la storia personale di molte persone alle quali la sua voce ha donato la possibilità di accedere a mondi meravigliosi e arcani. Già prima di archiviare l’esperienza con i Dead Can Dance, la nostra ha iniziato un suo percorso musicale ed interiore che l’ha portata a diventare autrice tra le più ricercate (spesso in collaborazione con altri musicisti) di colonne sonore; più rade le uscite soliste, anche queste spesso in coppia con altri artisti dallo spirito affine: questo è infatti il quarto album in una decina d’anni. La particolarità di questi è che, pur avendo in comune la voce e, soprattutto, lo spirito di una grandissima artista, risultano alquanto differenti tra loro: molto classicheggiante e “deadcandanceiano” il primo, più etnico il secondo, magicamente soprannaturale il terzo. In questo The silver tree la musica si riduce al minimo indispensabile, un velo sottile e delicato su cui si staglia quel dono ultraterreno che è la voce della Gerrard. Talvolta si tratta di basi quasi ambient, costituite da drones (che fanno di “Mirror Medusa” e “Sword of the samurai” due eccellenti brani dark ambient, caratterizzati da suoni bassissimi che hanno messo duramente alla prova il mio impianto stereo), talaltra viene simulata un’orchestra d’archi dai movimenti lenti e delicati; molto rari sono, invece, gli interventi delle sezioni ritmiche, limitate a soli tre brani (“Shadow Hunter”, “Space weaver” e la già citata “Sword of the samurai”), peraltro completamente diversi tra loro come tipologia di brano. In tutta onestà devo ammettere che, al contrario del precedente Immortal memory, al primo ascolto questo CD non mi aveva colpito in maniera particolare, probabilmente perché si tratta dell’opera più intimista e minimale della musicista australiana e per carpirne appieno le qualità richiede un ascolto più approfondito.

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