Reaper: Hell starts with an H

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Ver Sacrum Due anni dopo il mcd “Angst”, ecco il primo album di Reaper, il progetto solista di Vasi Vallis, già membro dei Namnambulu ed ora attivo anche come Frozen Plasma. Se questi ultimi hanno raccolto l’eredità melodica e l’anima synth-pop dei Namnambulu, Reaper rappresenta invece il lato oscuro di Vasi: elettro-industrial concepito con l’obbiettivo dichiarato di riempire i dancefloor, ma in cui accanto ai ritmi technoidi convive un’immaginario oscuro e minaccioso (si vedano i titoli dei brani e le esibizioni “live” di Reaper, con Vasi ad indossare una maschera alla Hannibal Lecter, tastieristi avvolti in lugubri sai monacali e videoclip stile “Blair Witch Project”). “Hell starts with an H” è un album che farà la gioia di djs e frequentatori di discoteche elettro-dark, zeppo di brani dall’indubbia resa sul dancefloor come “Das Grauen”, “Twisted trophy hunter” (che vede la partecipazione in veste di vocalist di Mark Jackson dei VNV Nation), “Weltfremd” (già presente sul mcd “Angst”, ma che in questa nuova versione si avvale dell’interpretazione vocale di Johan Van Roy che ripropone il refrain della sua “Cause of death:suicide”), “Totengraeber 07” (anch’essa originariamente inclusa su “Angst”), ecc…ma che alla lunga finisce anche con lo stancare, vista l’indubbia ripetitività dei brani che lo compongono e la sua durata forse eccessiva (ben 17 tracce, includendo anche diversi remix, per altro tutti molto belli, a firma di XP8, Painbastard, Modulate, ecc….): un disco ottimo per la discoteca insomma, ed un prodotto indubbiamente sopra la media del periodo, ma da prendere a piccole dosi per poterlo apprezzare pienamente.

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