Ait!: Romanticismo oltranzista

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Ver Sacrum Già avevo accennato, in queste pagine, alla questione del nemo propheta in patria, o a quella cecità che spesso porta a sottovalutare e/o ignorare quanto proviene dalle nostre lande che, per quanto disgraziate, diverse volte si rivelano foriere di sorprese sonore inattese, di qualcosa di davvero meritevole di un titolo di eccezionalità. Con Ait! andiamo addirittura in un altro versante: quello, elitario, degli outsiders. Quei rari e per questo ancora più apprezzabili casi di progetti non catalogabili, la cui sostanza non è sintetizzabile in due scarne parole, né con un “somiglia a” qualsiasi. “Romanticismo oltranzista” possiede realmente un dono: una forma-canzone che spazia senza mai radicarsi, andando oltre le restrizioni di genere, spaziando tra reminescenze dei sixties e dei seventies più cupi, ombre dei primordi industriali, un’emotività che va dall’ossessione, alla fermezza, a una crudele e beffarda ironia, fino ad una fiera drammaticità, modulate da un cantato fortemente “interpretativo” ma immensamente spontaneo, “sentito”. Retrò, bizarre, inusuale: parole indicative ma futili, perché solo l’ascolto può dimostrarne l’incompletezza. Il prologo vetero-swinging di “Uno spettacolo adulto” introduce la criminalmente bella “Io ballo da solo”, in cui un incipit capace di ricordare le atmosfere buie dei migliori Portishead cresce e diventa una melodia possente e amara, una danza misantropica che si rispecchia, nei principi, nelle parole di “La libera e democratica società moderna”, dall’andamento cinematografico, un ritmo deciso e insieme soffocante, oscuro. E il rimando alla pellicola torna nella lynchiana “Le tue labbra grigio-blu”, i suoi eros e thanatos sussurrati, consciamente malsani, pieni di sarcastico disprezzo nell’ossessiva e malata “Donna”, per chi scrive brano di una follia sublime, talmente affascinante da rimanerne complici. Come un senso di complicità lo si avverte ascoltando l’amara constatazione di “Il mondo è morto (trent’anni fa)”: allora l’arte e la sua libera espressione e l’uomo capace di avere delle idee, oggi il rincretinimento catodico; allora un mondo che mai si pensava sarebbe tornato indietro vanificando l’evoluzione cerebrale umana che fu. Tairy C. ha dato un suono e una voce a un pensiero complesso e pieno, a un’idea che in “Romanticismo oltranzista” trova la sua forma in strutture musicali sinuose, molteplici e insieme sempre coerenti. Un album che della sua particolarità fa la sua forza e il suo doveroso vanto.

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