Glaukom Synod: Uczulony

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Ver Sacrum Se l’artwork fa prevedere devastazione-e-distruzione, non preoccupatevi: all’interno del case vi attende qualcosa di molto, ma molto peggio. Il progetto del francese Gabriel S. ha deciso di non fare prigionieri. Ma di distruggere tutto quello che gli capita a tiro. Sconvolgerlo, destrutturarlo e farlo a pezzetti senza tanti complimenti. Psychopatic industrial, verrebbe da dire : diciotto brevi brani accomunati che sembrano una ricerca sul rumore e i suoi svariati usi, su come dare un altro perché al banalmente definito effetto-centrifuga (eh sì, ogni tanto pure quelli con gusti poco fini come i miei si sanno prendere in giro…), e benché i risultati, per quanto mi riguarda, sembrino talvolta fini a se stessi, G.S. dimostra di avere delle idee ben definite e di avere le carte in regola per progredire sempre di più nel raggiungere il suo fine. Che è, da come si evince da queste tracce, sconvolgere, destrutturare e fare a pezzetti come detto pocanzi. Ritmiche violente e stravolte, caos elettronico di varie fogge, impalcature sonore che si reggono sulla follia pura, talvolta con input di fronte ai quali sorge spontanea la domanda se costui ci sia o ci faccia (vedi beats di sottofondo quasi da discoteca d’antan, strane tastierine sovrastate da urla, schitarrate in ottave bassissime da nu-metaller in erba, growls e simili): questi sono gli ingredienti principali -troppi per elencarli tutti – del cocktail implodente di Glaukom Synod. Che però, a mio parere, ha ancora un po’ di strada da fare per rendere la sua proposta sì particolare, originale, shockante a tratti come ora, ma anche capace di farsi ascoltare senza che tanta varietà, alla fine, non porti a un senso di stanchezza, o alla percezione di esercizio di stile, cosa che alla lunga finisce a sbadigli. Le idee ci sono, un inizio di seria messa in pratica anche: non resta che rivedere e apportare le dovute correzioni. Si attende la prossima prova.

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