Jeniferever: Choose a bright morning

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Ver Sacrum Se sei svedese, ti piace la musica e hai passato tutta la tua vita a stretto contatto con la natura, circondato da enormi boschi e da campi sterminati, ci sono un paio di possibili strade che puoi imboccare: scegliendo la prima diventi un arrabbiatissimo death-metaller, o tutt’al più un rocker alcolizzato, se invece opti per la seconda il peggio che ti può capitare è ritrovarti a suonare indie o folk, due generi che nei paesi scandinavi vanno davvero forte, e che hanno anche un certo seguito… I Jeniferever, giovanissimo quartetto di belle speranze proveniente da Uppsala, hanno sicuramente più familiarità con quest’ultima categoria che non con l’altra, e infatti il sound che propongono nel loro primo full-lenght non è di quelli contraddistinti da chitarre distorte e da ritmi serrati. Qui non ci sono voci taglienti e tonnellate di riffs che si susseguono alla velocità della luce, anzi direi che ogni nota e ogni singolo elemento è un qualcosa di delicato, rilassante ed etereo. In poche parole la band è di quelle che amano le tinte tenui, la raffinatezza sonora e la tranquillità, tutte cose ampiamente dimostrate dalla scelta di dedicarsi ad un post-rock più vicino ai Sigur Ros che non ai Mogwai. L’unico mio rammarico riguardo Choose a bright morning, che nel complesso giudico interessante e abbastanza gradevole, è che le vocals vi compaiono (troppo) di rado, e ciò mi dispiace soprattutto perché esse sono una delle componenti che più mi hanno colpito di questo disco. Il brano che lo apre (intitolato “From across the sea”) è proprio un esempio di quanto ho appena affermato, trattasi infatti di un mix molto ben riuscito tra parti cantate assolutamente convincenti (il dolce sussurrio del singer dei Jeniferever sarebbe in grado di persuadere anche la persona più scettica e distaccata…) e atmosfere rarefatte che sembrano fatte apposta per far raggiungere all’ascoltatore uno stato di calma contemplativa. Quando la voce manca il tutto diventa un po’ pesante da digerire e c’è il rischio che la noia e gli sbadigli prendano il sopravvento, facendo dimenticare quanto di buono c’è nell’album, ma rimane il fatto che il gruppo sembra avere un discreto potenziale e una spiccata vena artistica dalla sua, qualità che in futuro gli permetteranno senz’altro di aggiustare il tiro e di migliorare la proposta.

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