Les Joyaux de la Princesse: Aux Volontaires Croix de Sang

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Ver Sacrum La definizione martial-industrial – o sinonimi in cui, invertendo l’ordine degli addendi, il risultato non cambia- parte da qui. L’ultraventennale carriera di Erik Konofal passa attraverso un numero imprecisato di apparizioni, collaborazioni (di cui celebri sono quelle con Death In June per “Ostenbraun” e con Blood Axis per “Absinthia Taetra”), tirature limitate in confezioni extralusso, cosa che ne ha sancito, per la disponibilità limitatissima e conseguente esborso di pecunia non propriamente alla portata di chiunque, ancora di più lo status di culto. “Aux Volontaires Croix de Sang” rifugge però parzialmente a quest’ultima regola, con un’uscita in digipack “normale” ma, nel consueto stile LJDLP, curata in ogni minimo dettaglio. E, tra le sue releases, rimane sempre il medesimo caposaldo, ovvero la certezza della coerenza verso quella corrente di cui Konofal stesso è stato il fautore, il medesimo e immensamente presente immaginario proiettato a cavallo delle due Guerre Mondiali, ripreso in figure e registrazioni d’epoca, atmosfere che riportano il concetto di marzialità in musica al suo stato più puro. L’orgoglio, la patria, il coraggio, l’onore, l’anima di un’era di conflitti trova stavolta compimento in un concept dedicato al movimento della “Croce di Sangue”, nato in Francia dopo la Prima Guerra mondiale, dedito strenuamente alla difesa dei valori patriottici – e di cui trovare informazioni più dettagliate, per chi “non è del mestiere” come me, si sta rivelando un’impresa quanto mai ardua… La sensazione di full immersion in una parte di Storia è una delle prime percezioni all’ascolto di “Aux Volontaires…”: per la sua impronta bellico-vintage (l’album è ricco, come nel consueto stile del progetto, di registrazioni originali dell’epoca), i suoi passaggi di organo soffusi e sfumati in atmosfere tra la marcia funebre e la celebrazione solenne, synth fieri e malinconici, drones di tetra matrice ambient su cui convergono echi sovrapposti di rimandi ad ideali e azioni. Ed è questo, per chi scrive, il suo fascino: dare a tali concetti una propria e intensa emotività musicale – nell’impeto di “Pour sauver l’Ordre” sfumato nella struggente malinconia di “La Voix nazionale”, nell’atmosfera in color seppia di “L’union des Patriotes”, e ancora la plumbea e mai triste litania di organo di “Sur la tombe d’un camarade”, la title-track che appare come il commiato di un carillon sepolto tra le macerie. Un altro bellissimo lavoro, che non farà cambiare idea né ai detrattori né agli appassionati. Foriero, probabilmente, di pareri contrastanti dal punto di vista ideologico (come sempre, quando ciò di cui si parla non è fuffa sanremese o similia), ma per chi scrive meritevole di passare oltre le parole, nel puro piacere di un transfer sonoro-temporale a occhi chiusi. Consigliato.

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