Lustmord: Juggernaut

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Ver Sacrum Non credo che Brian Williams, sicuramente più noto come Lustmord, abbia bisogno di presentazioni, trattandosi di uno dei musicisti più rappresentativi all’interno dell’intera scena industriale. Il mio ultimo incontro con questo progetto musicale risale a diversi anni fa, quando il nostro pubblicò un album in collaborazione con i Melvins, intitolato Pigs of the roman empire, che mi aveva convinto solo a metà a causa dell’imperfetta commistione delle due matrici sonore; lo ritrovo tre anni dopo con questo CD che esce solo a nome Lustmord ma che, dal secondo brano in poi, tradisce la presenza di un collaboratore, che si rivela essere King Buzzo, chitarrista strampalato (ma dotato di mano pesantissima) degli stessi Melvins. Sembra che gli anni e, probabilmente, l’ascolto della precedenta collaborazione abbiano giovato al risultato, aiutato probabilmente anche dall’assenza di una batteria che, a mio giudizio, era troppo rockettara nel precedente capitolo e che tendeva a relegare le sonorizzazioni di Lustmord al solo sfondo. In questo caso, invece, la presenza della sola chitarra dai suoni lenti e profondi non intacca assolutamente i maestosi e oscuri movimenti di Lustmord e le due componenti sembrano legarsi al meglio. Il CD inizia con un brano, abbastanza breve, che cresce lentamente e ci porta nelle lande infernali evocate dalla musica dell’inglese e sfocia, senza soluzione di continuità, nella prima delle tre lunghe suite che costituiscono la struttura portante dell’album: è qui che, ben presto, intervengono la chitarra e, credo, la voce di King Buzzo che a sua volta si impossessa di buona parte del palcoscenico con un riff lento e statico che si ripete all’infinito fino a scemare verso la chiusura del brano. Lo stesso riff riprende nel brano successivo, ma gli si sovrappongono lunghe svisate, assolo, trilli e rumoreggiamenti chitarristici di ogni genere, che aggiungono un pizzico di follia psichedelica al magma sonoro sottostante. Il quarto e ultimo brano, invece, cambia rotta e ritorna su sentieri decisamente dark ambient, caratterizzati dalle profonde stratificazioni a cui Lustmord ci ha abituati e in cui si diverte ad utilizzare drones profondi, simulazioni di strumenti ad arco, rumori passeggeri e chissà quante altre sorgenti talmente trasformate da risultare irriconoscibili. In conclusione, si tratta a mio giudizio di un ottimo lavoro, che riesce ad allontanarsi almeno in parte dagli stilemi ormai un po’ sclerotizzati del dark ambient ma che potrebbe non piacere a tutti gli amanti di quelle sonorità, proprio perché in parte se ne distacca. Per quanto mi riguarda, oltre che creatore del genere musicale di cui fa parte, Brian Williams è ancora uno dei suoi massimi esponenti.

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