Maxïmo Park: Our earthly pleasures

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Ver Sacrum Paul Smith, il cantante dei Maxïmo Park, ha il taglio di capelli più improbabile di tutta l’Inghilterra (della serie “non è possibile che gli piaccia davvero una cosa del genere, ma forse in questa maniera pensa di farsi notare di più?!”) e sfoggia dei completini che lasciano un po’ a desiderare, ma ha un gran bel timbro di voce e un modo particolare di interpretare i pezzi della sua band, che (per chi non la conoscesse ancora) proviene da Newcastle e si è formata nel 2001, diventando però famosa soltanto un paio d’anni fa grazie al successo ottenuto dal cd A certain trigger. Così come per tanti altri gruppi del giro “brand new wave”, anche per Paul e compagni questo inizio 2007 rappresenta un periodo di grandi cambiamenti, essenzialmente dovuti all’uscita del secondo disco e alle aspettative che quest’ultimo si porta dietro, soprattutto da parte di quelli che, come la sottoscritta, avevano molto gradito il suo predecessore. Dispiace quindi dover ammettere che tale release (al pari di altre recentemente pubblicate da formazioni appartenenti alla stessa scena…) è abbastanza deludente e un po’ poco efficace, specie a causa della discontinuità della proposta. In passato i Maxïmo Park ci avevano abituato a brani veloci e incisivi, caratterizzati da strutture inusuali e da un incedere ritmico che non dava tregua all’ascoltatore, ma le nuove canzoni non hanno il “tiro” sperato e, tranne poche eccezioni (rappresentate dall’ottimo singolo “Our velocity”, da “Russian literature”, da “The unshockable” e da “Girls who play guitars”), sono un po’ troppo fiacche e “mosce” per i miei gusti. Insomma, Our earthly pleasures non riesce ad entrarmi in testa e a divertirmi, anzi mi dà l’impressione che i suoi autori abbiano buttato giù dei pezzi in tutta velocità e che non fossero neanche molto ispirati quando l’hanno fatto, realizzando così un album che lascia l’amaro in bocca. Peccato davvero che la performance del simpatico Paul, che anche in questo caso dà prova di avere buone capacità vocali, non sia supportata da un sound adeguato e altrettanto convincente, e peccato dover dire che pure questa band ha fatto un buco nell’acqua! Sarebbe stato meglio se avesse aspettato di avere brani migliori prima di riproporsi, ma purtroppo oggi come oggi le case discografiche tendono a spremere al massimo i nuovi fenomeni musicali, e molto spesso li rovinano…

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