Nine Inch Nails: Year Zero

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Ver Sacrum Non è difficile immaginare che questo album abbia rappresentato una sorpresa per più di un ascoltatore dei Nine Inch Nails: per molti anche una “brutta” sorpresa, visti i commenti perplessi che affollano a decine i siti americani. E’ certo che Year Zero non sia un lavoro facile e immediatamente “digeribile” come il suo predecessore With Teeth, affine com’era alle sonorità più rock. Trent Reznor stavolta ha cambiato completamente la formula con cui era solito lavorare: anziché costruire gli arrangiamenti su strati e strati di suoni, in un amalgama potente e “rumoroso”, per Year Zero ha scelto un approccio minimale, lavorando più per sottrazione che per addizione. La maggior parte dei brani sono caratterizzati da una base ritmica molto semplice (quasi sempre si è fatto ricorso ad una drum machine) e da un uso molto “creativo” di rumori e dissonanze elettroniche: contrariamente agli ultimi due album dei NIN (The Fragile e With Teeth) gli strumenti a corda sono meno in evidenza, a parte nei brani più rock del disco ovvero il singolo “Survivalism” e “The beginning of the end”. Tutto ciò può aver diminuito la potenza complessiva dei pezzi, la loro presa emozionale al primo ascolto ed è indubbio infatti che l’album si apprezzi maggiormente entrando in sintonia con i suoi suoni, ripetendo più volte i brani nel lettore CD. Con Year Zero Reznor ha dimostrato ancora una volta di essere un innovatore, di non riposare sugli allori passati ma di sapersi mettere in discussione con un album che suona diverso da ciò che lui ha fatto in passato. Questa è indubbiamente una buona cosa: di contro Year Zero non prende subito l’ascoltatore per la pancia (o per il cuore, se preferite) ma agisce sul cervello, in modo lento. Probabilmente manca il pezzo eccellente, quello straordinariamente bello che cattura subito: i brani sono tutti piuttosto buoni e di qualità uniforme, senza alcun picco né verso il basso ma nemmeno verso l’alto. Questo spiega anche la perplessità che Year Zero può far provare ad un ascolto distratto e frettoloso: forse spiega anche le vendite al di sotto delle aspettative del CD nella sua prima settimana di uscita sul mercato americano (sotto le 200.000 copie vendute, cifra che era una specie di traguardo atteso per il disco, che comunque si è posizionato subito in un’ottima seconda posizione delle charts di Billboard). Si diceva che per Year Zero Trent Reznor ha cambiato la sua formula creativa: intanto l’album è stato costruito letteralmente on the road, durante la lunghissima tournée seguita a With Teeth. Sul Mac portatile di Reznor si sono così accumulati i suoni che poi hanno dato vita ai 16 pezzi qui presenti. Anche dal punto di vista dei testi Year Zero ha marcato un cambiamento radicale per l’artista: se nei suoi album precedenti Reznor evocava nelle liriche i suoi fantasmi personali, togliendo le croste alle ferite interiori per farle di nuovo sanguinare, questo nuovo lavoro è invece una riflessione politica sulla società (americana in primis) dei giorni nostri. Per rendere più efficace il messaggio Reznor ha immaginato un mondo ambientato nel 2022, l'”year zero” a cui il disco fa riferimento, e una società altamente repressiva e bigotta, sull’orlo della catastrofe ambientale, in cui è sempre più radicale la divisione tra i benestanti e gli indigenti (“the haves and the have-nots”, come Reznor stesso dice in “Capital G”). Il mondo di Year Zero (che naturalmente – è la chiave del messaggio – potremmo ritrovarcelo di qui a qualche anno se non prendiamo provvedimenti) è anche diventato un originale strumento di promozione del disco stesso, attraverso una marea di siti i cui riferimenti sono stati disseminati in questi mesi nei modi più svariati (dalle pennette USB lasciate nei bagni dei locali del tour europeo dei NIN, ai codici binari stampati sulla superficie – termosensibile! – del CD; dal murales dipinto sui muri di Londra a eventi a sorpresa interrotti da falsi poliziotti in tenuta antisommossa). Chi volesse saperne di più su questa intrigante realtà alternativa può visitare il sito NinWiki.com, la più valida mappa virtuale alla “second life” di Year Zero. Dopo ripetuti ascolti l’album mi ha conquistato definitivamente e positivamente, ma mi sa che quest’anno nella mia Playlist 2007 i NIN, come per la classifica di Billboard, dovranno accontentarsi del secondo posto.

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