Phoenix and the Oracle of Zahyrus: Rituals for the Renewal and to destroy the Matrix (The Watchers, the Sun God and the Unity)

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Ver Sacrum Eccoci finalmente a commentare l’esordio discografico sulla lunga distanza dell’ambizioso progetto di Massimo Lombardo ovvero Phoenix, conosciuto per le sue multiformi illustri collaborazioni e patrocinatore della label Nomadism Records, che in questi mesi ha saputo farsi apprezzare grazie ad uscite sempre caratterizzate da una grandissima cura, oltre che dalla loro stessa particolarità che le fa rifuggire da altre simili iniziative (vedi la raccolta di eps “United Forces of Phoenix”). Adunque passiamo ad analizzare, certi che dovremo porre un limite all’entusiasmo, questo “Rituals for the Renewal”, dal titolo completo davvero kilometrico. “Astral travel” l’avevamo già ascoltata sulla citata compilazione, e col suo incedere ritualeggiante ben ci introduce alla visionaria concezione del suo ideatore: paesaggi sonici d’una bellezza arcana ed allo stesso tempo inquietante, ove ad attenderci sono rivelazioni sconvolgenti, che ci costringeranno a ri-considerare la nostra esistenza, ed il nostro istesso futuro… Come è ovvio, marcata è l’influenza esercitata dall’opra di Carl McCoy (che nel capo-lavoro “Hardware” di Stanley era The Nomad…) coi suoi FOTN, gruppo seminale che continua ad essere fonte di ispirazione per tanti artisti appartenenti alla più autarchica, idealista ed oltranzista scuola gothika. In “Reptilians” fa la sua comparsa la sacerdotessa officiante Rhuna, ed il cerchio si compie, attraverso landscapes liquidi ed ultraterreni. E’ un viaggio, quello che stiamo compiendo, una discesa negli anfratti meglio celati della nostra coscienza, non scordatelo mai, altrimenti il senso stesso di “Rituals…” potrebbe sfuggirvi. Rituali sciamanici si compiono nel buio della notte, attorno a noi è il deserto, coi suoi silenzi, coi suoi spazi indefiniti. “The biggest secret” l’avevamo già ascoltata, come “The Shaman (2012)”, sempre su UFoP, e quanto salmodiato nel suo corso è davvero rabbrividente. La realtà quotidiana, coi suoi innumeri orrori, che s’interseca col sogno, colla visione. Ancora un pezzo già noto, “Rituals for the Renewal”, cita esplicitamente Sergio Leone ed Ennio Morricone. Il west inedito del Maestro, colle sue stupefacenti ambientazioni, colle innovative interpretazioni dei suoi protagonisti, guidati dalla mano sapiente del Regista, rivive in questi solchi come già trovò nuova linfa in quelli dei dischi dei Fields… Le linee di chitarra tracciate con sopraffina arte da Vincent Bruno contribuiscono a definire ulteriormente le situazioni sonore nelle quali ci troviamo immersi, come in un viaggio psichico senza ritorno. Il suono di “Rituals…” è pieno, ridondante, ricco di riverberi, di rifrazioni, e potrebbe stordire colui che non presta attenzione al percorso che sta seguendo, quindi… “Revelation part 1 (Wizards of the rainbow)” (già ascoltata come “Transira” sul “The Nomadism”) è una di quelle canzoni ove si sente, eccome, la mano del produttore Massimo, incrociando temi prossimi al clubbing, serrando i ritmi con decisione (e lo stesso dicasi per “Zahyrus”). Bella la voce di Rhuna, a seguire una chitarra che pare voler fuggire lontano, a stento trattenuta dall’incalzare dei beats. Ma non siamo nemmeno giunti a metà del percorso, il sentiero è ancora lungo… Che si tratti di un cerchio, forse stiamo compiendo i nostri stessi passi, ancora, ancora, all’infinito? Effettivamente si prova una vaga sensazione circolare, ascoltando il susseguirsi delle song di “Rituals”… Ed è quella sei corde che ci guida, ripetendo all’infinito le stesse note, come in una esoterica liturgia. Così ogni singolo episodio viene di fatto legato indissolubilmente a quello che lo precede ed a quello che lo segue. “Watchers” e “Dark West” ci accompagnano alla porzione finale del CD, l’ossatura della quale è fornita dalla citata “Zahyrus (Unity over the Matrix)”, da “Illusion” (ove prevale l’apparato elettro, cozzante contro riff a tratti duri, smorzati da vocalizzi muliebri che soffocano subito quelli maschili, maligni) ed infine dalla lunga “Revelation part 2 (Rituals to destroy the Matrix)”, dodici minuti che non per nulla vengono indicati come suite, ideale summa di quanto esposto in questa ora e più. E non è finita, perchè il cerchio custodisce la traccia video di “The biggest secret”, da non perdere! Non si deve tacere la cura spettacolare che Massimo ha infuso pure nella confezione e nella grafica di questa sua creatura: il booklet è ricchissimo di note che esplicano al meglio la sua filosofia esistenziale, ed è indispensabile una attenta lettura delle stesse per meglio calarsi nel senso compiuto del lavoro, le fotografie che ritraggono lui e Rhuna sono efficacissime: un cow-boy alla McCoy, congiunzione perfetta tra passato e… futuro (ed il presente? Ma che significa, presente, dove esso è situato? Esiste, è parte di noi, o è solo una invenzione?). Definire “Rituals…” solo un gran disco sarebbe riduttivo ed oltremodo oltraggioso nei confronti di chi lo ha concepito, riducendo solo all’aspetto musicale una opera che è molto, molto di più. Serve aggiungere altro?

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