Arctic Monkeys: Favourite worst nightmare

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Ver Sacrum Sembra proprio che la primavera 2007 sia il periodo dei “ritorni” importanti, almeno per quanto riguarda le formazioni del filone brit pop/rock: giusto pochi mesi fa mi ero occupata del comeback dei Bloc Party e più di recente avevo parlato anche del secondo cd dei Maxïmo Park, ma in entrambi i casi non avevo potuto fare a meno di manifestare la mia delusione e i miei dubbi riguardo lo stato di salute della scena di cui le due band fanno parte. Adesso è il turno dei quattro Arctic Monkeys, ragazzetti di Sheffield con la faccia pulita che nel giro di un anno sono diventati più famosi degli Oasis, e che (in un periodo di crisi come quello attuale) sono riusciti a vendere uno sfacelo di dischi, convincendo sia il pubblico che la critica musicale. In effetti il debut Whatever people say I am, that’s what I’m not era un album molto carino e immediato, fatto di canzoni che ci mettevano poco a convincerti, mentre questa nuova prova in studio lascia un tantino perplessi (della serie: “E ti pareva?”) e talvolta tende ad annoiare, soprattutto quando il gruppo non pesta il piede sull’acceleratore e propone brani oserei dire “usuali” e standard, in cui magari non c’è nulla di sbagliato, ma che non riescono a coinvolgerti più di tanto (mi riferisco per esempio ad episodi come “Fluorescent adolescent”, “Balaclava” o “If you were there, beware”). Per fortuna, però, Favourite worst nightmare è anche fatto di pezzi dinamici come “This house is a circus”, “Brianstorm” e “Teddy Picker”, che vanno un po’ a colmare le mancanze degli altri e che fanno pensare che Alex Turner e compagni non si siano persi per la strada il talento che avevano dimostrato di possedere, ma semplicemente siano le ennesime vittime di quella macchina tritacarne che è il music business. Quasi sempre fare le cose in fretta e furia non dà buoni risultati e il cd in questione ne è la dimostrazione, ciononostante direi che raggiunge la sufficienza, e che gli Arctic Monkeys sono comunque riusciti a fare un po’ meglio di certi loro colleghi e connazionali.

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