Elli Riehl: Das Brauen der Feuerwolken

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Ver Sacrum Anche se c’è chi si ostina a negare l’evidenza, non pochi di coloro della mia generazione che si sono avvicinati poi a dark-ambient e sonorità affini sono passati dal black metal. E, al di là del folklore del caso, dal genere sono partite diramazioni e contaminazioni capaci di scavalcare il loro stato di ghettizzazione. Ma il progetto austriaco Elli Riehl intraprende una via ancora più personale, limitando al black metal comunemente inteso due soli brani (“Galdr” e “Der Seid”), e conferendo il mood emozionale del genere in partiture black-ambient gelide, intrise di un passato-presente narrato da una voce malefica e così ferma da dare l’impressione di essere inumana. “Das Brauen der Feuerwolken” ha la medesima attitudine fredda e tagliente di certi album di dieci, quindici anni fa, ma alla furia dei suoni predilige esprimersi in maniera malvagia e sottile, squarciando con un folle brivido di archi l’atmosfera plumbea di “Tanzgelag”, intensificandosi nella tensione lenta ed esasperata di “Klammleut”, dando un suono alla paura dell’ignoto in “Luftgeister”, ideali accompagnamenti di episodi sospesi tra la leggenda e l’incubo, scanditi da una voce spigolosa, rigida, che pare provenire da quella stessa dimensione di cui narra gli eventi. E ogni brano è saturo di un male irresistibile. Come se fosse lo stesso immaginario di Elli Riehl a volersi fare suono, a orchestrare il suo buio fascino. Le prime 300 copie di “Das Brauen der Feuerwolken”, inoltre, includono un ulteriore cd, “Alraun”, in cui la sperimentazione di questo progetto giunge all’estremo, con brani costruiti su voci e rumori provenienti dal bosco… sicuramente meno articolato ma non privo dei suoi elementi di malvagio interesse. Il nome Elli Riehl merita attenzione sia per l’effettiva qualità dell’album, sia per il modo in cui ha trascritto un feeling perso ormai dietro vituperati carrozzoni in fiaccole e face-painting. Un album caldamente (ehm…) consigliato a chi ha battuto in ritirata deluso dalla deriva conformista del black metal che fu, e ne ama le forme meno usuali, la tentacolarità che in maniere diverse ha fatto percorrere al genere le strade più disparate per giungere a mete sempre più lontane. O a costruirne di nuove. E sempre più buie e impenetrabili.

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