Marilyn Manson

0
Condividi:
Marilyn Manson

Marilyn Manson a Firenze (Foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Chi ha paura di Marilyn Manson? Anche i teodem più reazionari, se avessero assistito alla sua recente tournée italiana, avrebbero ammesso che il Reverendo è oramai sostanzialmente innocuo. Onestamente preferisco un artista controllato ad uno che pateticamente si abbandona a eccessi di ogni tipo, giusto per rimanere all’altezza della sua fama “maudit”. Ma è indubbio che la versione 2007 di Marilyn Manson, tra il “dimenticabile” nuovo disco e la stanca performance fiorentina, ci dà un’immagine davvero mesta del personaggio. Non è tanto il fatto di non essere più shockante, ma quello che preoccupa è il livello medio, privo di alcun picco verso l’eccellenza, delle sue recenti prove, sia su disco che dal vivo.

Già come un cattivo auspicio sul resto della serata entro in un Mandela Forum semivuoto: è difficile dare una stima dei presenti ma non mi era mai capitato di vedere due lati delle tribune completamente vuote e tantissimi posti liberi nell’unica parte occupata dal pubblico. Anche in platea la folla probabilmente non arrivava a occupare oltre la metà campo. Altra sorpresa, non proprio positiva, è stato il notare che l’età media del pubblico di Manson si è davvero abbassata drasticamente col tempo, visto che la maggioranza dei presenti a Firenze era costituita da giovanissimi. Per carità, non fraintendete queste osservazioni con il delirio di un (quasi) quarantenne: il concetto è che rispetto al passato l’offerta musicale di Manson mi sembra sempre più di grana grossa, divertente per un pubblico giovane in cerca di facili trasgressioni, ma meno attraente per chi cerca la sostanza oltre alla forma.

Quando arrivo al Mandela Forum il gruppo spalla dei P.M.T. sta già suonando da un po’. Mi sono chiesto se questo gruppo a Manson glielo aveva passato la mutua, perché che una scelta più infelice per un supporto non poteva essere fatta. Era da tempo che non assistevo ad un concerto così grezzo e raffazzonato, per una proposta musicale di tipo metal totalmente priva di qualsiasi originalità. Come se non bastasse i componenti del gruppo hanno dato una pessima prova di sé anche come musicisti, con il climax della imbranataggine raggiunto con la cover di “Song 2” dei Blur, rovinata dalle stecche del chitarrista. Da dimenticare, anche affidandosi all’ipnosi.

Per coprire il palco mentre i tecnici si preparano per il set degli headliner scende un velo nero con il nuovo logo di stile “vampirico” di Marilyn Manson, ovvero due M stilizzate disegnate come sangue colato. L’attesa del pubblico è davvero alta: grazie al fatto che non ci sono moltissime persone riesco ad avanzare senza sforzo fra le prime file sperando di poter fare delle buone foto ravvicinate della serata. Parte finalmente il concerto con le note di “If I Was Your Vampire”, primo brano del nuovo disco Eat Me, Drink Me e uno dei migliori episodi di questa opaca opera (si legga a riguardo larecensione che abbiamo pubblicato su questo sito). La gente impazzisce davvero e partono dei “poghi” energici che continuano per i pezzi successivi. Sono costretto a indietreggiare di qualche fila perché a forza di spallate non riesco a fare nemmeno una foto decente. Il concerto continua alternando nuove cose ai grandi classici del gruppo, che cito di seguito a memoria senza pretese di completezza. Fra i pezzi del nuovo album figurano il singolo “Heart Shaped Glasses”, “Putting Holes In Happiness”, “You and Me and the Devil Makes 3” e “Just a Car Crash Away”, molto pregnante nella sua interpretazione live (d’altra parte questa è anche una delle canzoni migliori di Eat Me, Drink Me). Il repertorio “storico” ha spaziato fra i vari album del reverendo: del primo periodo si sono ascoltate “Sweet Dreams” (sempre convincente nell’interpretazione di Manson), “Irresponsible Hate Anthem” e “The Beautiful People”. Quindi da Mechanical Animalssono state riprese “Rock Is Dead”, “Great Big White World” e “The Dope Show”, quest’ultima presentata con una coreografia molto carina di luci azzurrine mentre sul maxischermo sullo sfondo venivano proiettate enormi pillole colorate che fluttuavano. Dagli album più recenti si sono ascoltate “Mobscene”, “Disposable Teens”, “The Fight Song”, la cover di “Tainted Love” e una versione davvero bella di “The Nobodies”, uno dei momenti migliori del concerto. Per questa canzone, che ha chiuso la serata, sul palco è comparsa un’enorme sedia sopra la quale stava seduto Manson che indossava anche una maglietta a strisce come quella dei bambini.

A parte qualche raro episodio dal punto di vista scenico il concerto ha riservato davvero poche emozioni. Rispetto allo spettacolo del gruppo a cui avevo assistito anni fa a Milano per il tour di Holy Wood la data fiorentina è apparsa davvero spartana dal punto di vista della messa in scena, con pochissime trovate spettacolari e un set improntato quasi sul “risparmio”. Al di là di un buon impianto luci (comunque nella media per concerti di questo livello) e un maxischermo sullo sfondo il palco era pressoché spoglio, se si escludevano delle lucine che sembravano dei candelabri e che sono state accese nei momenti più “dark” del set. L’unico effetto davvero bello e originale è stato durante “The Beautiful People” quando sono stati sparati in aria una marea di foglietti di carta bianchi che hanno fatto sembrare il Mandela Forum nel mezzo di una bufera di neve (per la gioia degli addetti alle pulizie…).

Come annunciato nell’introduzione di questa recensione il difetto principale del concerto è stato quello di essere molto svogliato. Manson aveva l’aria poco ispirata sebbene si sia comportato come al solito in modo molto professionale (ho sempre sostenuto infatti che Manson sia un grandissimo professionista). Se si pensa che questa era solo la terza data del tour mondiale c’è davvero da preoccuparsi e da chiedersi se le motivazioni artistiche del nostro siano venute meno. L’aria sul set era infatti poco coinvolgente: Manson ha interpretato il suo ruolo, senza metterci quel pizzico di grinta e di entusiasmo in più che fa la differenza. Uno show quindi in cui il nostro ha “timbrato il cartellino” al primo pezzo per portare avanti una performance onesta e nulla più per meno di 80 minuti.

Durante il set molto spazio e visibilità ha avuto il chitarrista Tim Skold, ormai il vero braccio destro di Manson. Questo ruolo importante nel gruppo è stato evidente a Firenze, visto che Manson spessissimo è andato da lui per abbracciarlo: simbolicamente Skold nei Marilyn Manson ha preso il posto di “spalla” che fu in passato di Twiggy Ramirez. D’altra parte anche a livello di immagine Skold è la spalla perfetta di Manson, con il suo look “batcave” e la sua aria stralunata. Della formazione storica della band è ormai rimasto solo il batterista Ginger Fish, mentre al basso e alle tastiere figurano in questo tour dei turnisti d’eccezione, ovvero rispettivamente Rob Holliday, ex-Prodigy, Mission, Curve, etc. e – udite udite – il redivivo Chris Vrenna, ex batterista dei Nine Inch Nails dal 1989 al 1997. Questi partner d’eccezione non hanno contribuito più di tanto a risollevare l’esito della serata, divertente per la maggior parte dei presenti, deludente per il sottoscritto. Provaci ancora zio Marilyn e stavolta metticela davvero tutta!

Marilyn Manson

Marilyn Manson a Firenze (Foto di Christian Dex © Ver Sacrum)

Links:

Marilyn Manson: sito ufficiale

Marilyn Manson @ MySpace

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.