The Weathermen: The last communique from The Weathermen [?] 1985-2006

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Ver Sacrum Se uno va a leggersi la biografia dei The Weathermen si rende immediatamente conto del fatto che il duo di origine belga-statunitense non si è mai preso troppo sul serio, e che neanche si aspettava di ottenere determinati risultati (vedi ad esempio un contratto con la nota etichetta Play It Again Sam…), ma dovendone io recensire l’ultimo album non posso lasciarmi condizionare troppo dalla sua attitudine ironica e scanzonata, anzi ho l’obbligo di considerare anche tutti gli altri elementi che caratterizzano la release in oggetto, in modo da poterla valutare nella maniera più obiettiva possibile. C’è innanzi tutto da dire che essa non include materiale nuovo, trattasi infatti di una compilation che raccoglie il meglio (?) di quanto i Weathermen hanno fatto in vent’anni di carriera, anche se in realtà la loro attività discografica si è concentrata soprattutto tra il 1985 e il 1992, subendo poi una lunga interruzione e riprendendo dal 2004 fino ai giorni nostri. Sempre stando alla biografia, la loro musica è stata “riscoperta” grazie al recente revival della cosiddetta “old-school EBM”, ma se vi capiterà di ascoltare questo cd non aspettatevi di trovarci roba alla Front 242 o Nitzer Ebb, perché la proposta del duo è soltanto una versione molto annacquata del sound che ha reso famose le band appena nominate, anzi in certi casi non si può neanche parlare di EBM vera e propria, ma piuttosto di elettronica danzereccia decisamente banale e vecchio stile, oppure di sonorità contaminate da generi che nulla c’entrano con ciò di cui abbiamo parlato finora (vedi ad esempio i richiami al jazz presenti in “California or bust”!!). Non posso dire che tutto il disco sia da buttar via (brani come “Daytime Tv”, “Berlin” o “Bang!”, più pompati e “massicci” di altri, sono piuttosto gradevoli e risultano subito convincenti…), ma in generale mi domando a che tipo di pubblico potrà interessare un lavoro come questo, davvero troppo vario e bizzarro per poter attirare “orde” di ascoltatori, e forse più adatto ai collezionisti e a quegli appassionati che amano avere tutto (ma proprio tutto!) quello che ha a che fare con il loro stile musicale preferito.

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