Fursaxa: Alone in the dark wood

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Ver Sacrum Quella di Tara Burke, la musicista che si cela dietro lo pseudonimo di Fursaxa, è una proposta musicale decisamente particolare, almeno per quanto mi riguarda. Devo confessare che, pur avendo letto qualcosa a suo riguardo nel recente passato, è la prima vola che mi imbatto in una sua produzione. Si tratta di un’artista che naviga nei territori del folk dai toni fortissimamente psichedelici, ben lontana dalle sonorità acustiche che nel recente passato hanno inflazionato la scena apocalittica tranne, forse, un vaghissimo collegamento con le cose più lisergiche dei Current 93. L’approccio della nostra alla materia musicale è decisamente più libero e aperto rispetto agli schematismi della musica folk più usuale, miscelandovi vocalizzi eterei in uno stile non lontanissimo da quello delle produzioni Ventricle records, che sono però accompagnate, anziché dalle delicate basi elettroniche che caratterizzano l’etichetta di Seattle, da suoni più agresti e allo stesso tempo intossicati di strumenti a corda, anche se, di quando in quando, si possono ascoltare suoni prossimi a drone. Alone in the dark wood costituito da 13 brevi bozzetti, della durata variabile tra pochi secondi e i quattro minuti e mezzo, che affascinano e sembrano quasi scomparire nel nulla lasciando un bocca un sapore piacevolmente dolce ma, allo stesso tempo, la voglia di averne ancora. Sotto certi aspetti, per l’aspetto rituale che hanno alcuni brani, mi sono tornati in mente i Popol Vuh di Fitzcarraldo, pur essendo nel complesso una proposta musicale ben lontana dai preziosi, vecchi lavori del gruppo tedesco. Una proposta musicale non facile, soprattutto al primo approccio, ma che possiede un suo fascino tutto particolare e che non mancherà di affascinare molti degli ascoltatori che si avvicineranno ad essa con spirito aperto.

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