Silence is sexy: Everything you should know

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Ver Sacrum Leggiero ed amabile questo EYSK dei batavi SiS (oggi m’aggradano assai le sigle, vero?), introdotto da una coppia di belle canzoncine come “This is our start?” e “Stories yet to come”, poi lo spessore s’accresce con la melodrammatica ed elettrica ballata “Hurt”, autentica esplorazione di una coscienza sofferente. Le chitarre di Hendrik-Jan de Wolff (che del gruppo è pure la voce) e di Pim van de Werken sanno esser urticanti, ma ogni brano è dotato del balsamo necessario ad alleviare il bruciore prodotto dalle sei corde. Così “Us” s’ammanta di riverberi vagamente popedelici, esplodendo in un crescendo di noisy sapientemente controllata, tanto per non perdere il senso della misura… “Isle in the sun” ed “Ages” piacerebbero (o piaceranno se la ventura – gasp!, non con la maiuscola! – renderà noti i suoi autori, come d’altronde meritano) ai giuovini frequentatori di canali televisivi dediti all’espressione musicale, per la loro struttura apparentemente gracile, in realtà celante sorprendenti doti ginniche, poi la formula, una volta mandata a memoria, viene applicata con zelo nel corso dei restanti brani (con qualche apprezzabile variante, leggasi i violini di “Low” o le atmosfere curiane di “Sympathy”). Forse un paio poteva esser tagliato, ma se gli autori, che si sono sbattuti a scriverle, queste canzoni, hanno ritenuto di pubblicarle tutte, certo non dobbiamo impicciarci. Essenziale il lavoro di Barry Spooren al basso e di Bart Reinders alle drums, attenti a non strafare ma essenziali nell’esplicazione perfetta del suono proposto dal quartetto. Da sottolineare che la grafica e la confezione sono proposte con grande cura (la professionalità non manca!), ulteriore fattore di merito di un dischetto che si lascia apprezzare punto.

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