SpellBlast: Horns of silence

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Ver Sacrum Bello fiero questo disco dei guerrieri SpellBlast, non per nulla la Fuel Records (Death SS, Aleph…) ha posto il suo autorevole patrocinio su “Horns of silence” che del sestetto rappresenta il vero e proprio battesimo ufficiale (data al 2004 il demo “Ray of time”, ma il gruppo è attivo dal ’99). Una volta tanto, è d’obbligo rilevare fin da principio la nettezza della produzione, Luigi Stefanini nel suo New Sin deve davvero aver messo in pratica la formula alchemica della trasmutazione, tanto sono scintillanti come il più puro oro i lavori recanti il suo inconfondibile marchio. “Lost in the forest” (con alle vocals il valente Damnagoras dei miei corregionali Elvenking), “Losing reality”, “Glory to the gem” sono brani che paiono composti apposta per esser cantati a squarciagola, come la miglior tradizione teutonica pretende. Power contaminato da abbondanti porzioni folkeggianti, che rendono “Horns of silence” una folle sarabanda i anthems susseguentisi senza soluzione di continuità. I mastri d’ascia Claudio e Luca si lanciano in duelli infiniti, Alberto (batteria e percussioni) e Xavier (basso) cavalcano roani altezzosi che dominano a loro piacimento, le tastiere di Ivan forniscono i colori (ed il calore) indispensabili per rendere accattivanti le epiche vicende narrate dalla possente (ma pure duttile) voce di Jonathan (“Goblins’ song” col violino fantastico di Marta Baldi). All’estero le loro qualità non sono passate inosservate, d’altronde da anni i gruppi italiani si fanno apprezzare oltre frontiera. Gran finale con la maestosa e solenne “Knights of darkness” (ancora Damnagoras, eppoi delle chitarre thrashy e pesantissime!): in alto gli stendardi!

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