Stafraenn Hakon: Gummi

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Ver Sacrum L’Islanda, è ormai chiaro, è terra fertile per quanto riguarda la musica: lo hanno dimostrato in passato nomi ormai famosi a tutti i livelli come quelli degli Sugarcubes e della loro cantante Björk o musicisti molto meno noti ma di notevole spessore come Hilmar Örn Hilmarsson; ma se c’è un genere musicale in cui il paese nordico sembra aver trovato veramente la sua casa, probabilmente questo è il post rock, in particolare nella sua versione più intimista e meno noisy. In questo senso i Sigur Rós sono diventati in qualche modo il punto di riferimento di un’intera scena e, a mio avviso, il loro è il primo nome che viene in mente quando si ascolta la musica del loro compaesano Ólafur Josephsson, in arte Stafrænn H´kon, autore alquanto prolifico, essendo questo il suo quinto album a cui si deve aggiungere una manciata di EP. Nato come chitarrista, ha iniziato ad ampliare il numero di strumenti suonati fino ad arrivare a registrare questo Gummi praticamente da solo, richiedendo solo la collaborazione di due cantanti. Le sensazioni destate dal disco sono piacevolmente rilassanti, caratteristica comune a molti dischi del genere, ma oserei dire che forse lo sono anche un po’ troppo: suoni piuttosto dilatati interrotti solo qua e là da eat elettronici o da delicati glitch circondano l’ascoltatore, chitarre dal flusso continuo crescono senza mai arrivare al vero e proprio “wall of sound”. Devo dire che faccio una certa fatica a trovare vera e propria originalità nel suono che ne deriva, e questo temo che sia un po’ uno dei limiti principali del genere; c’è da dire che il disco sembra ben suonato, caratteristica non ovvia in un genere che, qualche anno fa, sembrava non essere affatto ovvia in quest’ambito. In conclusione è un disco che non mi ha fatto impazzire anche se, a tratti, riesce ad esprimersi ad ottimi livelli.

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