Korn: Untitled

0
Condividi:

Ver Sacrum La confusione e il disorientamento regnano sovrani nel mondo dei Korn, su questo non c’è dubbio, ma è altrettanto certo che la loro proposta musicale (comprese le ultime release…) rimane degna d’attenzione e di rispetto. Nell’ultimo paio d’anni la line-up del combo nu metal più famoso al mondo si è drasticamente ridotta (il chitarrista Brian “Head” Welch, in preda a una crisi mistico-religiosa, aveva infatti abbandonato qualche tempo fa, e da alcuni mesi se n’è andato pure il batterista David Silveria, che rimane però membro ufficiale della band pur non avendo suonato sull’ultimo disco!), ma come se ciò non bastasse il cantante Jonathan Davis ha scoperto di avere una malattia del sangue piuttosto seria, e la lavorazione di questo Untitled si è rivelata complessa e piena di imprevisti. Tanto per cominciare il trio di produttori The Matrix, inizialmente scelto per rinnovare il sound del gruppo, è stato cacciato in fretta e furia per far spazio al solo Atticus Ross, ma ci sono stati problemi anche per sostituire il buon Silveria, dapprima rimpiazzato da Terry Bozzio e in seguito da Brooks Wackerman (Bad Religion) e dallo stesso Davis! Insomma, capirci qualcosa è già difficile di per sé, ma tentare di decifrare le (pur valide e sensate) scelte artistiche dei Korn attuali è ancora più complicato, perché è chiaro che i nostri non possono più continuare a proporre un genere ormai morto e sepolto come il nu metal, ed è altrettanto risaputo che da diversi anni a questa parte stanno cercando una via alternativa. Con Untouchables (2002) avevano virato verso l’eighties sound, con Take a look in the mirror (2003) si erano quasi dati al death metal, con See you on the other side (2005) avevano tentato la via del pop elettronico e con il nuovo cd hanno proprio deciso di stupirci, inserendo addirittura elementi pseudo-industrial nelle loro composizioni. In un primo momento si rimane un po’ spiazzati, ma col tempo queste canzoni “crescono” e riescono perfino a convincere, a partire da “Bitch we got a problem” (che ha un ritornello molto catchy e azzeccato) e continuando con “Do what they say” (caratterizzata da una linea melodica particolare e da atmosfere “malate”…) o con “Innocent bystander”, “Love and luxury” ed “Ever be”. È da tanto che sento dire in giro che i Korn sono finiti, ma finché riusciranno a tirar fuori lavori come questo io la penserò in maniera diametralmente opposta, e non mi stancherò di ascoltarli…

TagsKorn
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.