Smashing Pumpkins: Zeitgeist

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Ver Sacrum Tra le tante band che ultimamente sono state colpite dal “virus della reunion” ci sono pure gli Smashing Pumpkins, rimasti inattivi per circa sei anni (dal 2000 al 2006) e ora di nuovo in pista con la speranza che questo Zeitgeist segni l’inizio di una seconda vita artistica. Purtroppo alla rimpatriata non hanno partecipato tutti i membri originali del gruppo, difatti oltre al leader Billy Corgan (voce e chitarra) troviamo il solo Jimmy Chamberlin, mentre gli altri ruoli sono attualmente coperti da illustri sconosciuti che rispondono al nome di Jeff Schroeder (seconda chitarra), Ginger Reyes (basso) e Lisa Harriton (tastiere). Inutile dire che le attese createsi attorno a questa release erano notevoli, e che il cambio di line-up non preoccupava più di tanto visto che, anche in passato, colui che si faceva carico di tutto il lavoro di scrittura/composizione delle canzoni era lo stesso Corgan (spesso accusato dagli altri musicisti di essere un vero e proprio tiranno e di voler fare tutto a modo suo…), ma il disco non è così esplosivo come ci si sarebbe potuti immaginare, e soprattutto manca un po’ di coesione. Da un lato, infatti, ci sono brani convincenti e riusciti come “7 shades of black”, “Starz”, “Doomsday clock” e “Bleeding the orchid”, che ricordano il vecchio materiale realizzato dalla formazione di Chicago (e che quindi si rifanno ad un rock grintoso accostato ad elementi pop che ne attenuano la carica dirompente, conferendogli però un tocco di originalità…), ma dall’altro ci sono episodi che lasciano il tempo che trovano, e sinceramente suonano un po’ come dei riempitivi, vedi ad esempio lo stucchevole “Neverlost”, lo scontato “(Come on) Let’s go!” o il soporifero “Pomp and circumstances”. In generale direi che ci si poteva aspettare un album più grintoso ed efficace, ma è evidente che il buon Billy ha fatto due conti ed ha preferito che questo suo ritorno potesse essere in qualche modo gradito anche ad una tipologia di pubblico diversa da quello alternativo. Non si può quindi parlare di delusione, perché in effetti sarebbe un termine esagerato, ma anche spendere troppe parole di elogio sarebbe del tutto fuori luogo in questo caso!

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