Pink Turns Blue: Ghost

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Ver Sacrum Bello, il nome di questo gruppo anglo tedesco: “Pink Turns Blue” è il titolo di un pezzo dall’album Zen Arcade, capolavoro di hardcore “evoluto” degli Hüsker Dü, del 1984. Il che provoca in noi dolci ricordi… Forse, con la scelta di questo nome i componenti del gruppo vogliono sottolineare il loro orizzonte culturale, ma veniamo a questo Ghost. Il lavoro dovrebbe essere un concept album che racconta “stories from the borderland of the realm of the human soul” raccontate attraverso liriche che esprimono “deprivation, isolation, the feeling of not belonging”, e dovrebbe essere composto da 11 brani, e oltretutto pare fosse “desperately awaited”. Perché, direte voi, tutti questi condizionali? Perché il promo che ci è arrivato e composto da solo 3 pezzi, che poi sono anche gli stessi parzialmente scaricabili dal sito del gruppo, sinceramente un po’ pochini per potere esprimere un giudizio compiuto, su un’opera che per di più si presenta come concept. Comunque “Can’t be love” è gothic rock pulito e melodico, molto british, con i Mission o anche i Chameleons come muse ispiratrici e con la successiva “Walk Away” -che non è una cover dei Sisters- siamo ancora da quelle parti. Invece “Break it”, pur nell’attitudine melodica, è più aggressiva e mostra solide radici (post)punk. Nel complesso tre pezzi dignitosi e ben suonati, ma ben lungi da far gridare al miracolo: ma questo, ripeto, è ciò che possiamo dire dall'”assaggino” propostoci.

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