Stormfågel: Ett berg av fasa

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Ver SacrumGli Stormfågel sono una mia vecchia conoscenza, avendo recensito un paio d’anni or sono la loro prima pubblicazione ufficiale, uscita sempre per l’etichetta di Roger Karmanik. Il duo prosegue nella sua strada, miscelando folk nordico, tradizioni vocali dell’Europa centro orientale, ritmi marziali riferimento all’ambient scura: innegabile il fatto che, dall’epoca di Den Nalkande Stormen non siano stati fatti clamorosi passi in avanti; i due, come auspicavo all’epoca, si sono scrollati di dosso i riferimenti ai gruppi storici del folk apocalittico tenendo invece stretti a sé quegli elementi che ne caratterizzavano il suono fin dall’esordio ma hanno allo stesso tempo reso più evidente l’influenza del folk marziale che caratterizza molti loro compagni di etichetta. A tratti si raggiungono ottimi livelli, soprattutto laddove si gioca sulla sovrapposizione quasi corale della voce della cantante di origine ungherese registrata su più tracce, ma nel complesso continuo ad avere l’impressione che l’amalgama complessivo manchi un po’ di mordente, di un qualcosa che gli permetta di spiccare maggiormente. Forse anche la voce della cantante, il cui timbro continua ad essere piuttosto particolare, risulta sulla lunga distanza un po’ troppo uniforme: l’impressione è che manchi quel guizzo di vitalità che potrebbe innalzare gli Stormfågel a standard più elevati e renderne la produzione più esaltante.

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