Artesia: Chants d'automne

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Ver Sacrum Le Artesia sono Agathe e Gaelle, due pulcelle franche amanti delle colonne sonore di pellicole quali “Il Signore degli Anelli” e “L’ultimo dei Mohicani”, fonte d’ispirazione di questo “Chants d’automne”. Già la copertina, effigiante una spada conficcata in una roccia ed illuminata da un fulgore ultraterreno, lascia presagire gli epici contenuti del dischetto, incentrato su sonorità che non lasceranno indifferenti i cultori di Dead Can Dance, ovviamente, e dei loro validissimi epigoni Arcana (l’intro “Invitation”, l’enigmatica title-track, “Sous la lune dansante”). Non poco ha giuovato a livello d’ispirazione l’ambiente da esse stesso definito fiabesco della foresta di Broceliande (dove si sono tenute le registrazioni), alla quale si dichiara particolarmente legata la brava cantante Agatha (che si cimenta pure nell’uso del piano e dei sintetizzatori, mentre la sua compagna Gaelle peritamente s’applica al violoncello, alle chitarre ed alle percussioni, questi ultimi stromenti dividendoli col produttore Loic), e che già fu al centro delle liriche del primo loro lavoro, “Hilvern”. Accade talvolta che la tensione narrativa si stemperi, come nel caso della tutto sommato trascurabile “Terres perdues”, la quale nulla aggiunge dal punto di vista esecutivo, risolvendosi quasi in un esausto esercizio vocale, e dilungandosi troppo nel suo apparire forzatamente cinematografico, resta il fatto che la somma totale dei valori espressi da codesta opera resta senza dubbio positiva. Allorquando le nostre acuiscono la componente obscura (“L’appel des esprits”, “Valsent les ombres”, “Le refuge”), il livello subitamente s’innalza, toccando vette espressive già raggiunte e superate dai citati mentori; non mancano competenti rivisitazioni d’ambientazioni medievaleggianti (la danza leggiadra della breve “Entrelacs”), che evidenziano un certo amore per altri insiemi le pubblicazioni dei quali alle nostre due graziose musiciste non devono certo apparir sconosciuti (Qntal, Trobar de Morte). Peccato che, terminato l’ascolto, se non mancherà il plauso all’impegno ed alla bravura delle graziose patrocinatrici, residuerà un vago senso di stanchezza, cagionato da una serie di episodi che alla fine inevitabilmente tendono a confondersi l’uno coll’altro. Ma è certamente un aspetto di “Chants d’automne” che non sarà sfuggito ad Agatha ed a Gaelle, consapevoli che tale rischio andava corso, proprio per creare la particolare aura epico/misticheggiante che è alla base dell’intiero lavoro. Non per nulla, edito da Prikosnovenie.

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