Diary of Dreams: Nekrolog 43

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Ver Sacrum Vi sono gruppi (pochi ad onor del vero) che non deludono praticamente mai ed i Diary of Dreams appartengono certamente a questa cerchia. Nekrolog 43 è il “classico album dei Diary of Dreams”, frase questa da leggersi come sinonimo di qualità, non certo come critica; il progetto di Adrian Hates ha infatti consolidato negli anni un proprio stile da cui anche Nekrolog 43 non si allontana, ma al tempo stesso, ogni nuovo capitolo del “diario dei sogni” offre sfumature nuove rispetto a quelli che l’hanno preceduto. I Diary of Dreams continuano a sviluppare un gothic-sound (definizione per altro limitativa) di assoluto spessore che li eleva decisamente sopra la media, grazie ad un talento compositivo ed una sensibilità non comune che fanno di Adrian Hates uno dei pochi veri “musicisti-poeti” in circolazione. La matrice “oscura” ed introspettiva del gruppo tedesco non cade mai nel lezioso ed è inoltre capace di comporre brani “immediati” ma non banali; è così che nel nuovo disco, troviamo tanti potenziali “hits” come la già nota ed ottima “The Plague” e le altrettanto valide “Malice”, “Hypo)cryptik(al” e “Unwanted”. Le atmosfere si fanno piu’ scure, intime e rarefatte nelle varie “Congratulations”, “Tears of joy”, “Matching Lives”, “Allone”, nell’ iniziale title-track e nella conclusiva “The Valley”, uno dei brani dove è messa maggiormente in evidenza la splendida (al solito) prova vocale di Adrian Hates. Non amo fare classifiche all’interno della discografia di un gruppo, ma questo è certamente uno dei migliori album firmati Diary of Dreams, nonchè uno dei dischi da ricordare nelle classifiche di fine anno.

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