Ludmila: Nel primo cerchio

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Ver Sacrum In una decade esatta d’attività, i Ludmila (Paola Bianchi Luca Valisi), hanno saputo concretizzare le loro esigenze espressive, incanalandole in uno stile personale e, sopra tutto, fattore non comune nel composito universo underground italiano, conservando una autorevole integrità artistica. Il loro lavoro non può definirsi di facile approccio, essendo fautori di sonorità ridotte all’essenziale, quasi che s’operi per sottrazione più che per aggiunta di componenti. Ne scaturisce un’atmosfera rarefatta, difficilmente penetrabile se non si è dotati di coriacea curiosità, ove è la particolare voce della Bianchi a guidare l’ascoltatore in un mondo tutto suo, immaginario ma non troppo. Assai particolare è il significato che ne “Nel primo cerchio” assume il verbo suono, essendo bandito lo strumentismo tradizionale (inteso nell’uso comune di mezzi atti alla creazione di musica comunque conosciuti, come il basso e la chitarra) in favore di un approccio sperimentale alla composizione/esecuzione, tanto che il primo pezzo normale, dotato di una vaga linea melodica, è il terzo, titolato “Lacerazione”. Luca Valisi percuote le quattro corde traendone un suono secco e nervoso che agita con vigore le rarefatte atmosfere create dai diversi ospiti che si succedono di volta in volta dando il loro contributo alla riuscita dell’opera (Nuke Satori, Fabrizio Modonese Palombo, Alessandro Pipino, Marco Milanesio, il quale veste pure i panni del produttore). Assai ho gradito due pezzi estesi nel minutaggio quali la melanconica (questo è quanto da me provato…) “Buenos Aires” ed il trip-hop obliquo di “Reminiscenza”. Molto apprezzate sono le esibizioni live del duo, ove alla musica s’accompagnano altre forme di comunicazione artistica quali danza, pittura e teatro.

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