Painbastard: Borderline

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Ver Sacrum Borderline è il quarto album realizzato da Painbastard e se dovessimo giudicare questo disco in base alle prime nove delle quattordici tracce che lo compongono, potremmo affermare senza tema di smentita di essere al cospetto del peggior album del progetto tedesco, autore di una costante parabola discendente. Se l’album d’esordio, Skin on fire (2003) era infatti disco apprezzabile, i successivi dischi si sono via via appiattiti su una formula “harsh” decisamente dozzinale, capace di sollevare la testa solo in sporadici episodi. Borderline ha però qualcosa di diverso rispetto ai precedenti lavori: è idealmente diviso in due parti; la prima, denominata “Rage” (ma guarda un po’…) è costituita dai già citati nove brani dai ritmi “harsh”, tanto aggressivi quanto mediocri; un marasma sonoro senza capo ne coda in cui Painbastard dà veramente il peggio di sè, un disastro in cui si riescono a salvare solo “Fool in love” e la title-track. Le novità che risollevano almeno parzialmente questo disco vengono dalle cinque tracce che ne costituiscono la seconda parte, denominata “Melancholy”. Effettivamente, qualcosa di diverso qui c’è; si parte con la strumentale “Mondscheinsonate”, un buon brano che testimonia subito come in questa sezione Alex P. abbia calato il numero dei BPM e si sia maggiormente concentrato sulle musiche. Si prosegue con la discreta “Stirb noch nicht” (il cantato è finalmente accettabile) e l’altra strumentale “Liebe die verbrennt”, per arrivare a “Parting from you”, decisamente il miglior pezzo del disco, caratterizzato da un “drumming” e linee sinfoniche che mi hanno ricordato addirittura gli In The Nursery! Alla troppo lunga “Beyond all borders” il compito di chiudere un disco il cui bilancio è comunque insufficente (se dovessi dare dei voti, non potrei andare oltre il “5”, media del “4” (generoso) che si merita la prima parte del cd ed il “6” della seconda). Caro Painbastard, invece di fare un disco all’anno (con questi risultati poi), non sarebbe il caso di prendersi una bella pausa di riflessione?

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3 comments

  1. nina 25 Gennaio, 2012 at 20:47

    Mi colpisce la leggerezza con cui si giudica una persona,cantante,gruppo..
    Premetto che i giudizi sono sempre soggettivi e strettamente personale per cui io ci penserei un pò prima di giudicare e screditare un gruppo o persona..Ho avuto modo di ascoltare le varie song di Painbastard e non ha nulla di cui vergognarsi ne di prendersi alcuna pausa..Bravi Painbastard siete dei grandi

  2. Christian Dex 25 Gennaio, 2012 at 22:30

    Appunto Nina, come dici tu i gusti sono soggettivi.
    Comunque credo che puoi incolparci di tutto tranne che di dare giudizi con leggerezza o di screditare gli artisti di cui parliamo. Mi sembra che le nostre recensioni siano sempre abbastanza analitiche e senza astio alcuno.
    Grazie in ogni caso del commento

  3. Giorgio 26 Gennaio, 2012 at 15:07

    Al solito, le recensioni si possono condividere o meno, ma ritengo che tutto si possa dire di questa fuorchè che sia “superficiale”, vista l’approfondita analisi dei pezzi che il disco include; come scritto, seguo Painbastard sin dagli inizi e, a mio modesto parere, nel corso degli anni ha subito un’involuzione, assestandosi su livelli medio-bassi nel contesto della galassia harsh-elettro. Qui non si scredita nessuno, semplicemente (come in qualunque altra rivista, fanzine, webzine) si analizzano i dischi cercando di dare ai lettori il proprio punto di vista sull’opera in questione, senza ovviamente alcuna pretesa di infallibilità.

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