Prong: Power of the Damager

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Ver SacrumCi troviamo a scrivere questa recensione poco meno di un mese e mezzo dopo la morte del bassista Paul Raven, attivo anche in Ministry e Killing Joke, e questo aumenta l’emozione. Perché, a parte gli ultimi due nomi citati, intensi ricordi sono smossi dal nome Prong. Incontrava i newyorkesi Prong, chi divoratore di suoni hardcore nello scorcio degli anni ‘80, cominciava a frequentare strade più nascoste ed impervie, che offrissero qualche cosa di più, di più potente, di più oscuro, di più elaborato, di più contaminato. Senza rinunciare ad energia tritaossa e ad un attitudine genuinamente anti-mainstream. Questa cosa non aveva un nome preciso, allora (crossover? post thrash? post hc?) ma sicuramente s’è rivelata poi il seme da cui sarebbe germogliato tanto industrial metal e anche tanto (purtroppo?) nu metal. E la ritroviamo tutta in Power of the damager questa energia tritaossa, in un muro sonoro di impressionante impatto e di incredibile classe. La mancanza di Raven pare poi quasi una beffa dato che il suo basso, evidenziato, elaborato e prepotente sembra volere rubare la scena alla pur granitica chitarra di Tommy Victor. E allora, ad esempio la title track e “3rd Option” non danno respiro nella loro struttura thrash quasi classica, “The Banishment” è indus-metal con puro marchio Prong, “Message Inside of Me” gioca con i ricordi di un certo hardcore americano incupendolo e velocizzandolo, “Channing Ending Trubling Times” sembra giocare con il death metal melodico, destrutturandolo e inacidendolo in un incalzare galoppante e senza tregua…

TagsProng
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