Remember November: Funeral doom session vol. 2

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Ver Sacrum Un nero monolite alla deriva nelle algide immensità siderali, adorato da remote civiltà aliene estinte da eoni. Remember November graffiano le sue pareti levigate dai venti cosmici, iscrivendovi litanie di plumbeo dolore, psicotiche e dissonanti, ove la melodia, in qualsisia sua forma, è definitivamente bandita. “Funeral doom sessions vol. 2” consta di cinque estenuanti tracce abbeverantesi al verbo del doom più rozzo e primordiale, fissato nei secoli dai canoni dettati dall’immenso “Epistemological despodency” degli Esoteric, e dall’imprescindibile “Forest of equilibrium” degli Dei dell’obscurità, gli allor giuovini e scossi da sincero nichilismo soniko Cathedral. “Lament from the crypt” è il canto funebre dell’umanità morente, soffocata dai suoi istessi spasmi d’istolta onnipotenza, “Slow march for the day of your funeral” non va commentata, per non violarne l’intimo ed esoterico messaggio, destinato alla polvere dell’eternità, “Violet drape” si distende sui poveri resti di coloro che ci hanno lasciato in eredità un mondo in putrefazione, come le loro carni altrimenti esposte al sole ed agli elementi; è il brano più breve, e nella sua assurda non-forma immola sugli altari del vuoto i suoi sei minuti scarsi. La rantolante “Litany of death” prega per le nostre anime corrotte e vermicolose, “Voice from the spectral wood” è il richiamo ancestrale che proviene da foreste pietrificate popolate di spiriti piangenti. Murnau è il responsabile del batterismo (catatonico) che detta la inesorabile marcia che fissa per sempre “Funeral doom sessions” nell’immaginario vischioso e purulento della musica più solenne ed incompromessa, le chitarre di Doomenicus (monolitiche) ed il suo canto (psicotico) ci ammoniscono: quella è la meta, definitiva ed ineludibile, delle nostre sofferenze. Neri Cavalieri d’una Apocalisse annunziata, entrambi militano pure nell’altra criatura ctonica partorita dalla Apulian Destruction e dalla loro tenace aderenza ai sacri libri del doom, ovvero i plumbei Doomenicus, ai quali vi rimando in quest’istesso ispazio. Se i Penance ed i Godsend hanno reiterato la soffocante tradizione, e gli Evoken ed i Pantheist ne hanno perpetrato ulteriormente il sanguinolento messaggio, esiste una schiera di bands popolanti l’underground pronta a raccogliersi sotto le bandiere innalzate da questi onorevoli combos. Milizie d’un esercito di spettri, pronti a materializzarsi come i nostri peggiori incubi. Il disco è stato registrato in presa diretta in qualche cunicolo scavato nelle campagne, il suono risente ovviamente di questo stato. Ma non è questo che conta. Doom on!

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