Ver Sacrum Ascoltare gli Spectrum X è un’esperienza del tutto particolare, una sorta di incubo ad occhi aperti o, se preferite, una visione allo stesso tempo terrificante e stupefacente. La band piacentina, nata nel 2004 dall’incontro dei due vocalist e polistrumentisti Nullifer e CandyBones (ma dal vivo si aggiungono anche il chitarrista Simon Garth e il bassista Andrew Karloff), è una sorta di mosca bianca all’interno della scena italiana, non per nulla Tea party with zombies mi è piaciuto subito e mi è sembrato uno degli album più bizzarri tra quelli sentiti da un bel po’ di tempo a questa parte. Se andate a guardarvi la loro pagina su MySpace la prima cosa che vi verrà in mente è il Visual Kei, ma a differenza della maggior parte dei gruppi giapponesi gli Spectrum X fanno musica che ha un senso compiuto, e non sembra un’accozzaglia di cose che nulla c’entrano l’una con l’altra. In realtà non è poi così semplice descrivere la loro proposta, difatti i pezzi inclusi nel cd paiono ricollegarsi a più generi e in generale si avvicinano a un certo industrial-metal minimalista e ossessivo, ma non sono paragonabili a quelli di nessuna formazione specifica. Molto azzeccato l’accostamento tra le parti cantate da CandyBones (che sembra una bambina intenta a recitare inquietanti filastrocche) e le ben più aggressive e pazzoidi vocals di Nullifer (a metà strada tra lo stile black metal e quello harsh electro), ma ciò che più colpisce è senza dubbio la struttura dei brani e soprattutto la loro spigolosità, che all’inizio può lasciare un po’ straniti ma che, una volta compreso il meccanismo, si rivela essere il punto di forza della musica degli emiliani. A questo proposito vorrei citare episodi come “3:15 AM”, “Here comes the blood”, “Rise from the ground” e “Never sleep”, che con le loro disturbanti atmosfere, la loro pesantezza e il loro implacabile incedere sono davvero rappresentativi di quanto variegato ed eccentrico possa essere il sound della band. Insomma, mi rimane proprio poco da aggiungere a questo punto, se non che considero gli Spectrum X come una tra le scoperte più interessanti dell’anno.