Christian Death: American Inquisition

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Ver Sacrum E’ da parecchio tempo che Valor non produce un capolavoro. Nemmeno American Inquisition è un lavoro indimenticabile ma sinceramente è molto meglio di come me lo aspettassi. Negli ultimi 5 o 6 anni i Christian Death hanno cercato di guadagnare consensi fra il pubblico Black Metal, grazie anche a molteplici collaborazioni con membri dei Cradle of Filth. Questa svolta ha prodotto dei pezzi davvero poco ispirati, in cui la povertà di idee era affogata in un mare magnum di chitarrone distorte: è come se Valor avesse cercato di riciclare idee dal suo album del 1989 All the hate, che magari avrà anche anticipato i suoni dei gruppi black degli anni ’90 ma che resta una delle opere più deboli nella discografia dei suoi Christian Death. American Inquisition presenta ancora questo approccio heavy in cui le idee un po’ più trite sono affogate nel casino, ma fortunatamente non mancano degli episodi più interessanti. In primis l’incipit “Water into wine”, con un bell’inserto di violino che fa da contraltare alle chitarre distorte o la goth-ballad “Dexter Said No To Methadone”. Anche “Angels And Drugs” non è malaccio, un’altra ballata, più acustica stavolta, un po’ kitsch come nella migliore tradizione dei Christian Death di Valor. Accanto a questi episodi validi ci sono purtroppo delle cose assai meno interessanti se non addirittura mediocri: cito un caso su tutti con “Worship Along The Nile”, che comincia benissimo con una bella melodia mediorientale per poi divenire uno sciattissimo “rockone” in cui Maitri celebra le virtù della sua “pussycat”. Che tristezza! Il resto dell’album si alterna fra questi due estremi, con episodi bruttini (“Narcissus Metamorphosis Of”, “Stop Bleeding on Me”) e cose non da buttare (“Surviving Armageddon”, “The last thing”): in generale meno si sente Maitri cantare e meglio il brano risulta essere alla fine, anche se non mancano delle eccezioni (la brutta “Victim X”, tutta con Valor alla voce e con un arrangiamento elettronico in primo piano). Il CD non è perciò un lavoro da sufficienza piena ma siamo quasi a livelli dignitosi: eliminando 3 o 4 pezzi deboli, lasciando meno spazio possibile a Maitri e con un paio di buoni brani in più American Inquisition avrebbe stupito positivamente tutti. Evidentemente un po’ di senno e di classe sono ancora rimaste in Valor: speriamo che prima o poi si decida ad esprimerle del tutto.

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