Hexperos: The garden of the Hesperides

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Ver Sacrum Quello degli Hexperos è un nome non del tutto nuovo, essendo un loro brano incluso nella doppia compilation della Cold Meat Industry The last supper; il nome deriva dalla fusione di Hesperos, la prima stella della sera cara ad Afrodite, e delle Esperidi, ninfe custodi del giardino in cui cresceva l’albero che dava mele d’oro e che Gea donò a Era in occasione delle sue nozze con Zeus. The garden of the Hesperides è il loro album di debutto anche se il nome di Alessandra Santovito dovrebbe essere ben noto ai frequentatori di questi lidi musicali grazie alla sua esperienza con i Gothica, da lei fondati insieme a Roberto Del Vecchio. Viene naturale, quindi, confrontare la musica di questo nuovo progetto con quella del precedente gruppo dal quale, in effetti, gli Hexperos si allontanano abbastanza, pur rimanendo sempre nello stesso ambito musicale: la loro musica è più delicata e sottile, di gran lunga meno pomposa e l’influenza neoclassica e orchestrale, pur sempre presente, è più docile, meno corposa; siamo molto più vicini ad una dolce fusione tra una musica da camera dolce e orecchiabile, un folk di matrice celtica, caratterizzato dall’uso del flauto, della chitarra e dagli splendidi interventi dell’arpa, dalle basi che, insieme allo splendido violoncello di Francesco Forgione (secondo membro “ufficiale” del gruppo) a tratti aggiungono un senso di oscurità e romantico mistero. Il suono scorre morbido e gradevole dai diffusori e non dà mai l’impressione di essere eccessivo o invadente; a mio personale parere i pochi momenti in cui il CD cala leggermente di tono sono quelli in cui ci si avventura su sonorità etniche, non tanto perché il risultato sia in sé sgradevole quanto perché si entra in un terreno irto di pericoli, già esplorato da numerosi gruppi (dai Dead Can Dance in poi) con risultati talmente notevoli che difficilmente si può riuscire a dire qualcosa di veramente importante. Non posso che congratularmi con il duo sia per la scelta di cercare di esplorare territori diversi da quelli precedentemente percorsi dai Gothica, sia per il risultato complessivamente ottenuto con questo nuovo lavoro.

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