Mindless Faith: Medication for the misinformed

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Ver Sacrum Quest’anno non sono stati numerosi i cd che mi hanno davvero entusiasmato, e devo dire che le maggiori delusioni sono arrivate proprio dall’ambito gothic-electro. Molte formazioni storiche, o comunque piuttosto conosciute, non mi hanno convinto per nulla con le loro recenti release, e anche il gruppetto dei “newcomers da tener d’occhio” non è che si sia rinfoltito più di tanto con il passare dei mesi, ma per fortuna ci sono state alcune eccezioni. I Mindless Faith dei fratelli Sevanick sono una di quelle band che mi fanno sperare in un futuro positivo per la scena electro, ormai da anni ripiegata su se stessa e inflazionata da decine di inutili cloni, per non parlare poi dell’odioso revival dell’old school EBM, che sinceramente non interessa più a nessuno. Non che si possa gridare al miracolo, ma almeno il terzetto in questione ci propone un disco tosto e aggressivo che non sembra la copia carbone di molte delle cose che si sentono in giro, e colpisce soprattutto per la corposità del suo sound. Medication for the misinformed è infatti caratterizzato da sonorità electro-industrial ruvide e granitiche che rimangono tali anche quando i bpm calano vertiginosamente (vedi ad esempio l’ottima “Bullet”, che tra l’altro chiude in bellezza l’album). In particolare è da apprezzare l’abilità che il gruppo ha dimostrato nel costruire brani iper-stratificati in cui convivono mood differenti: da un lato c’è la componente dance/melodica, utilissima a rendere più accessibile (e adatto al dancefloor) il prodotto, ma dall’altro c’è del rumore prodotto in grande quantità, che rende il tutto accattivante e sembra messo lì apposta per convincere anche quelli che mal sopportano i suoni troppo leziosi e raffinati. Tra gli episodi meglio riusciti includerei “I’m pretty much fucked”, “A blind spot in every eye”, “Red lines” e l’opener “Bound”, ma in realtà in questo lavoro non ci sono riempitivi, e il livello qualitativo rimane alto fino alla fine, difatti i cinquanta e passa minuti di durata scorrono via che è una bellezza, e di noia o sbadigli non se ne parla proprio! E per concludere un piccolo avvertimento: per metabolizzare il contenuto dell’album sono necessari ripetuti ascolti e una particolare attenzione ai dettagli, ma dalla quarta/quinta volta che lo si sente ci si rende conto di non poterne più fare a meno!

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