Realgar: Promo 2006

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Ver Sacrum Che sia un segno dell’età? Non saprei dire, fatto sta che per la seconda volta nel giro di poco tempo, mi trovo a dovermi confrontare con il fatto di non riuscire a cogliere, al primo ascolto, la reale essenza e la qualità di un lavoro che devo recensire, malgrado le buone premesse. Buone premesse che derivavano sia dal curriculum di Claudia Florio (collaboratrice di Riccardo Prencipe nei Lupercalia e nel nuovo progetto Corde Oblique) e di Roberto Marino (a me noto grazie alla sua collaborazione con gli Argine dopo l’abbandono di Marco Consorte ma con una interessante storia alle spalle), sia dalle recensioni lette qua e là, sia dai commenti entusiastici di chi aveva già ascoltato questo Promo 2006. Eppure di primo acchito non ero riuscito a farmi realmente coinvolgere da questi cinque brani che, ben presto hanno però rivendicato, e con forza, il loro valore. La loro musica intende miscelare le sonorità della musica antica (grande passione del soprano) con un’elettronica semplice e glaciale (gestita da Roberto Marino): date le premesse si può facilmente capire come il primo riferimento che viene in mente è quello dei Qntal, in particolare dei loro primi due CD, in cui l’elettronica aveva un peso più elevato rispetto alle loro ultime produzioni. L’ascolto più approfondito però rivela ulteriori sorprese (come la la vena che, in “Brücke”, ricorda i brani cantati in tedesco dalla Bedesky della Camerata Mediolanense) e il tutto è supportato dalle notevoli doti vocali di Claudia Florio: non credo sia necessario consigliare l’ascolto della sua versione di “The wind that shakes the barley” (che, peraltro, eseguiva meravigliosamente anche dal vivo) per rendersene conto. Superata l’iniziale (e vistosamente errata) impressione, direi che il difetto principale di questo promo è nella sua durata, di poco più di venti minuti. Ma i due musicisti sono già all’opera per la realizzazione del loro primo CD, che uscirà per un’etichetta americana, tematicamente dedicato al lavoro di un alchimista/giurista del ‘500, Vincenzo Percolla. Non ci resta che attendere pazientemente e sperare che i nostri riescano a realizzare la loro opera in tempi brevissimi.

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