Subway to Sally: Bastard

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Ver Sacrum I StS sono ormai una piccola istituzione in ambito alterna, essendo attivi fin dal 1992 ed avendo pubblicato fino ad ora più d’un disco di valore, come l’eccellente “Nord Nord Ost”. Affine alla proposta di In Estremo e Rammstein, la musica dei sette di Potsdam si basa su atmosfere marziali ed apocalittiche, stemperate dall’uso del violino, dell’hurdy gurdy e delle bagpipes. Confesso che l’ascolto del singolo “Umbra/Tanz auf dem Vulkan” non aveva entusiasmato il sottoscritto, il quale paventava la solita infilata di songs bombastiche ed esagerate, fortunatamente giunge l’opener “Meine Seele brennt” a fugare i dubbi, possente e tosta canzone che sbatte in faccia all’ascoltatore tutta la sua rabbia. Eric Fish esibisce il suo noto cantato stentoreo, che sono certo piace da morire ai suoi connazionali usi a frequentare Stube pregne di fumo, vestendo i classici Lederhoesen in pelle di cervo che tanto aggradano ai tradizionalisti bavaresi (e pure in Tirolo). Perché quello che piace di brani come “Auf Kiel” è proprio quell’orgoglioso spirito tedesco che a noi può anche strappare un sorriso (ed è meglio così, non attribuiamogli troppa importanza…) pur se annacquato da una abbondante dose di pop, tanto per donare alla song il necessario appeal per renderla apprezzabile da un pubblico più ampio. I chitarroni di “Umbra” preferisco bypassarli, ma non trascurate questo episodio, semplicemente lo ho ascoltato troppe volte, “Voodoo”, lo si intuisce dal titolo, possiede un’aura vagamente rituale ed esotica, pur se resa assolutamente in StS-style, uno dei pezzi forti di “Bastard” (ma che brutto titolo…) è la sofferta ballad “Wehe Stunde”, col violino di Frau Schmitt a ricamare di lacrime il tessuto pregiato che compone la canzone, ben interpretata dall’ispirato Eric e dai suoi degni compari. Come non citare i fini intarsi di liuto operati da Ingo Hampf, la manifesta magniloquenza di questa canzone mi induce ad affacciarmi alla finestra, ad osservare la pioggia che scende fitta e muta… “Die Trommel” cresce collo scorrere del tempo, mostrando comunque i primi segni di usura, “Unentdecktes Land” e “Hohelied” non si fanno notare più di tanto, “Canticum Satanae” è particolare nel titolo e nell’atmosfera vagamente sacrale che la pervade, risolvendosi poi nella sarabanda dettata dall’onorato strumento di Frau Schmitt e dalle chitarre indomite di “Tanz auf dem Vulkan” (inferiore ad una “Auf Kiel” ed alla grandiosa “Wehe Stunde”, chissà mai perché l’hanno scelta come primo singolo promozionale), la quale chiude di fatto il disco, essendo “Fatum” ed “In der Stille” poco più che dei riempitivi. Chiaro che “Bastard” non è un lavoro adatto a tutti, procedendo con fierezza nel solco già tracciato dai suoi istessi autori e da altri acts affini, conferma comunque la vitalità di un gruppo che gode della stima incondizionata di una folta e fedele schiera di fan. N.B.: alla produzione – eccellente – di questo albo ha contribuito una gloria del rock tedesco quale Aino Laos!

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