Death In June: Brown Book 20th Anniversary Edition

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Ver Sacrum Come già l’anno scorso con The World That Summer, Death In June appronta una ristampa esclusiva in box marmoreo per il ventennale di un album storico come Brown Book, da molti considerato il suo capolavoro. Su Brown Book si è già detto tutto negli ultimi venti anni, quindi mi concentrerò solo sulla confezione e sul bonus CD incluso. Il box questa volta ha una forma circolare particolarmente scomoda da riporre, e presenta il logo del gruppo (Totenkopf 6) incavato nella facciata superiore. Da notare che esistono versioni del box dal colore differente, a seconda del marmo utilizzato. All’interno del box troviamo un “booklet” con fotografie, una traduzione in inglese del monologo introduttivo, e quattro toppe di stoffa con i due loghi di Death In June. I due CD invece sono avvolti da velluto marrone. Per il primo vale la pena segnalare che si tratta di una versione completamente rimasterizzata, per il secondo il discorso cambia leggermente. Come evidenziato da Douglas P. stesso si tratta, in effetti, di un “Brown Book 2”. Fino a “The Fog of the World”, il settimo brano, nulla cambia rispetto al primo disco, dopodiché sono presenti altre sette tracce con versioni alternative. Nello specifico, “Europa: the Gates of Heaven and Hell”, “Punishment Initiation” e “Burn Again”, apparse già anche su Abandon Tracks del 2005, e che poco differiscono dalle originali, una inutile rivisitazione della title track, “Brown Book re-read”, presa da The Cathedral of Tears (1991), la bella “Zimmerit” e “Europa: the Gates of Heaven”, pescate dal 10” To Drown a Rose e infine l’ennesima versione della title track, questa volta presa da una versione alternativa di The Cathedral of Tears, per fortuna leggermente meglio della precedente. Facciamo due conti: tre brani su sette sono apparsi su una compilation riepilogativa uscita due anni fa. Due brani sono praticamente identici (i due “Europa…”), altri due sono pure molto simili (le varie versioni di “Brown Book”). Resta, in pratica, la sola “Zimmerit”, che da sola non basta a giustificare un intero CD. Insomma, bonus scarsi e poco appetibili dei quali si poteva benissimo vivere senza. Probabilmente senza questo bonus CD la ristampa ne avrebbe giovato, perché almeno non si avrebbe avuto l’impressione che sia stato raschiato il fondo del barile per assemblare un bonus che potesse mettere una pulce nell’orecchio al collezionista più intransigente, che comunque non si farà sfuggire l’occasione di spendere oltre cinquanta euro per questa versione esclusiva.

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