Ministry: The last sucker

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Ver Sacrum Al di là di ogni ragionevole dubbio, i Ministry sono stati una delle band seminali degli anni ’90, una di quelle che hanno lasciato un segno fortemente riconoscibile nella produzione musicale degli anni a seguire: CD come The mind is a terrible thing to taste e, soprattutto, Psalm 69 sono stati fonte d’ispirazione per numerosissimi gruppi un po’ ovunque e, ne sono convinto, lo sono ancora oggi. Successivamente a quei due album, i nostri hanno continuato a pubblicare lavori ottenendo risultati non sempre all’altezza dei predecessori ma mantenendo un livello di qualità sempre discreto. Animositysomina costituì un discreto risveglio dallo stato di torpore in cui Jurgensen si trovava, portato a compimento da Houses of the Molè e Rio Grande blood. The last sucker conclude la trilogia “dedicata” a George W. Bush e lo fa proseguendo esattamente nel solco tracciato dai due precedenti album: più ispirati dei loro predecessori ma mai all’altezza dei Ministry migliori; quello che viene a mancare è non solo la carica innovativa ma anche la capacità di fondere intrinsecamente le matrici metal e industrial (la prima risulta inesorabilmente più in evidenza); si nota anche un calo di fantasia negli arrangiamenti, il che rende l’album piuttosto uniforme (escludendo, forse, la forma più punkeggiante di “Die in a crash”). Non si tratta di un brutto album ma la sensazione di già sentito si insinua fin dalle prime note. Forse sono proprio queste le motivazioni alla base della scelta di Al Jurgensen di mettere fine, con questo disco (il cui titolo è, direi, un gioco di parole tra un’offesa a G. W. Bush e l’ultima cena), alla carriera dei Ministry: in fondo il gruppo ha già detto ciò che c’era da dire e ha lasciato il suo segno già diversi anni fa. Per gli amanti del loro suono, però, ci sono ancora un paio di speranze: la prima è che il nostro ha dichiarato di voler pubblicare un CD di cover (qui è presente quella di “Roadhouse blues” dei Doors). La seconda sta nella speciale malevolenza di Jurgensen nei confronti della famiglia Bush: riuscirà il nostro a resistere alla tentazione di riformare i Ministry nel caso in cui, tra qualche anno, dovesse essere eletto Jeb Bush come presidente degli Stati Uniti?

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